Una gamba amputata e l'altra paralizzata: l'uomo senza identità che vive in ospedale

E' stato notato da alcuni passanti su un marciapiedi mentre si rotolava per terra

Ospedale

E' stato notato da alcuni passanti su un marciapiedi in piazza Frattini mentre si rotolava a terra. Hanno chiamato il 118 ed è stato portato in ospedale. E' lì, all'ospedale San Carlo di Milano, che si trova da oltre dieci mesi. Senza un'identità e con le sue difficoltà di salute: una gamba amputata e l'altra paralizzata dopo un ictus. 

La sua storia è stata raccontata sulle pagine del Corriere della Sera. A lungo i medici, gli infermieri e i mediatori culturali dell'ospedale non riescono a capire di chi si tratti, visto la sua difficoltà a comunicare. 

Fino a quando ci si mette il caso e, nella stanza di ospedale, entra la badante romena di uno degli altri tre pazienti. A quell’idioma l’uomo sembra illuminarsi. Seppure molto a fatica, da allora chi si rapporta ai suoi fonemi ritiene in effetti di cogliere che l’uomo cerchi di dire di essere nato un 2 gennaio nella zona di Bucarest, di avere circa 50 anni, di chiamarsi forse Iorge, e di essere stato sfruttato come mendicante.

È dunque probabile che quell’auto-ruzzolamento di febbraio fosse stato il suo modo di attirare l’attenzione e «evadere» dal racket delle elemosine gestito da bande (periodicamente colpite da inchieste) che con i furgoni la mattina scaricano ai semafori e la sera passano a riprendere disabili fisici o psichici costretti a mendicare. Non a caso, nei primi giorni, al passaggio del primario Marco Parodi, il riflesso dell’uomo era aggrapparsi forte al letto, per la paura di essere ributtato in strada. È l’ultima cosa che l’ospedale si sogna di fare, anche se un posto letto (occupato da mesi senza bisogno terapeutico) è prezioso sia come disponibilità per altri pazienti sia come costo. Ma è l’impasse burocratica a votare l’ospedale a un permanente ruolo di ammortizzatore sociale. La polizia viene in corsia a fotosegnalare l’uomo e prendergli le impronte, ma non trova alcuna corrispondenza in archivio. Sembra un fantasma mai prima «agganciato» anche dall’ufficio stranieri e dai servizi sociali del Comune di Milano, che sta facendo approfondimenti giuridici per trovargli una collocazione, così come la Regione sta valutando un decreto per spostarlo in una struttura meno costosa. E anche quando affiora la «pista» di Bucarest, il Consolato della Romania risponde che nulla (impronte, nomi abbozzati, archivi di polizie e carceri, perfino tatuaggi) permetterebbe di identificare l’uomo e riconoscerlo quale proprio cittadino.

Nel frattempo l’uomo senza gamba, senza parole e senza storia, è diventato una presenza ormai «di casa» in reparto per gli altri pazienti e per i sanitari. Tra i quali tende sempre a rifiutare la sedia a rotelle: preferisce, per muoversi in corridoio, rotolarsi a carponi su stesso. Come fece per «evadere» dalla «prigione» del suo marciapiede.

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