Giovedì, 24 Giugno 2021
Cronaca

Urban Bike Messenger: i pony express in bicicletta di Milano

A New York sono già all’opera da 50 anni, a Milano sono una novità assoluta. Sono gli Urban Bike Messengers, i pony express in bicicletta: pratici, veloci, ma soprattutto ecologici. Un nuovo modo di pensare la mobilità, specialmente in vista di un Expo “green”

ubm6Roberto Peia e i suoi due soci, Luca Pietra e Andrea Vulpio, hanno avuto una grande idea, anzi l’hanno presa dall’estero. Hanno messo insieme un’azienda di pony express in bicicletta. Una grande idea ecologica che si sta anche rivelando un’interessante avventura imprenditoriale, con molte potenzialità

Innanzitutto, che cosa fate esattamente? Che cos’è Urban Bike Messenger?

Urban Bike Messenger è la prima azienda di Pony Express in bicicletta in Italia. Invece dei “tradizionali” motorini noi consegniamo pacchi, pacchetti buste e quant’altro con le bici.

Come vi è venuta questa idea? In quanti siete impegnati in questa iniziativa?


L’idea originale non è nostra, abbiamo copiato una cosa che c’è in tantissime altre parti del mondo: a New York gli urban bike messangers ci sono da 50 anni ma anche a Londra, Bupadest e Praga. Solo noi a Milano abbiamo i pony express che usano i motorini.
 
Al momento siamo tre soci, ma da quando abbiamo messo online il nostro sito e la sezione “pedala con noi”, possiamo contare su 350 ragazzi disponibili, in teoria potremmo prendere anche delle commesse abbastanza grandi. Proprio per questo ci siamo anche proposti a Expo e al Comune di Milano: se davvero vogliono fare un’esposizione su e per l’ambiente, l’ideale sarebbe che da qui al 2015 tutte le loro spedizioni e comunicazioni venissero fatte su biciclette invece che con i motorini.

Alcuni di questi ragazzi poi sono già stati contattati perché di recente abbiamo siglato una serie di contratti importanti con alcune società: siamo in una fase di espansione, segno dell’interesse crescente che c’è per il nostro tipo di servizio.

Che vantaggi ci sono a scegliere un servizio come il vostro piuttosto che “il tradizionale” pony express?

Innanzitutto il nostro è un servizio ecologico. A Milano, in cui gli inquinanti sono sempre sopra i livelli di guardia, mi permetto di dire che facciamo anche un servizio alla città. Un pony in bicicletta sostituisce un furgone.

Davvero? Voi potete consegnare anche i pacchi grandi e ingombranti? Come fate?

Noi tendenzialmente prendiamo pacchi anche grandi, che stiano però nelle borse speciali che abbiamo in spalla (foto sotto). Però siccome vogliamo continuare a crescere ed espanderci, ci siamo dotati di bici cargo: abbiamo dei Bukfiets, che sono dei “cassoni” che si mettono davanti alla bicicletta, nati in Nord Europa per portare i bambini. E poi abbiamo le Yuba, che sono delle bici a doppio telaio con un portapacchi molto grande, studiate in Africa per portare i sacchi di caffè dai campi ai luoghi di torrefazione.

Il 90% del nostro business rimane lettere, biglietti, pacchetti, dvd…

Quali sono i tempi e i costi delle consegne?
 
Per quanto riguarda i costi possiamo dirci assolutamente in linea con i prezzi del pony express tradizionale, anzi per alcuni tipi di servizio siamo anche più economici. Ovviamente come per tutti gli “spedizionieri”, abbonarsi ai nostri servizi, permette di averli a prezzo scontato, rispetto alla singola consegna.

In termini di tempi invece, all’interno del centro storico, siamo nettamente più veloci dei motorini. Il motorino spesso è in coda, noi non ci fermiamo mai: se c’è un ingorgo, si scende dalla bici, si prosegue sul marciapiede e si rientra in strada 50 metri più avanti.

Ci sono tratte che noi possiamo fare comodamente. Vi faccio un esempio semplice: se devo andare da Via Torino a Via Tortona, una volta che raggiungo Porta Genova, mi carico la bici in spalla, attraverso la ferrovia con il ponte a scale e mi ritrovo dall’altro lato in pochissimi minuti. Un furgone o un motorino invece devono fare un giro molto più largo, che comporta tempi più lunghi.

Milano è una città molto pericolosa per le due ruote, come vi trovate voi in bicicletta in mezzo al traffico?

Allora è vero che Milano non è per niente bike-friendly, anzi. Ci sono pavè, rotaie, automobilisti disattenti e soprattutto mancano le piste ciclabili. Diciamo che con l’occhio sempre ben aperto e un po’ di abitudine si riesce a tagliare le rotaie senza cadere o ammortizzare il pavè.

Incidenti?

Giusto settimana scorsa un anziano mi ha preso dentro il Viale Campagna e mi ha fatto cadere. In realtà finora c’è sempre andata molto bene.

E’ vero che Milano non è attrezzata per i ciclisti, ma sempre più gente utilizza la bicicletta: io lo vedo ogni giorno. Comunque il ciclista deve prendersi gli spazi, perché la strada è di tutti. Purtroppo in Italia manca il senso civico, cosa che in altri paesi invece c’è. C’è anche più rispetto per quelli che sono gli utenti deboli della strada: oltre alla bici, i pedoni e le donne con i passeggini.

Da quando avete iniziato la vostra attività, quanti clienti avete, quanti siete riusciti a “convertire” a questo metodo di consegne?

Da ottobre dell’anno scorso siamo arrivati a 50 clienti fissi. Tutti più o meno hanno scelto la nostra azienda per ragioni ecologiche. Addirittura una società americana che serviamo ha l’obbligo di redigere un bilancio “ecologico", e il nostro servizio rientra perfettamente nel loro progetto.La maggioranza dei nostri clienti comunque è italiana.
 
Acrobazie strane per fare più in fretta ne fate? Passaggi dietro ai tram o salti sui tetti delle macchine?

Diciamo che spesso fai delle cose abbastanza acrobatiche, per lo più zigzagare tra le macchine. Ogni tanto sfrutto gli autobus, ma per pochi metri perché è effettivamente pericoloso.

Una domanda più da ciclista che più che da pony Express, come vedi l’iniziativa del BikeMi?

Finalmente è arrivato anche a Milano questo servizio. Partito tra difficoltà enormi e soprattutto nel periodo sbagliato, in autunno inoltrato. Però considerando anche le simili esperienze di Parigi, Lione e Barcellona, ben vengano iniziative di questo tipo: più bici ci sono in giro e meglio è.

Per sfruttare al massimo un servizio di questo genere, il problema della mancanza di piste ciclabili e di una città più bike-friendly è evidente. La gente, secondo me, fa ancora fatica a usare BikeMi perché ha paura.

Siccome la bicicletta è anche il tuo mestiere, come lo vedi un codice della strada anche per i ciclisti


Sempre nella logica della protezione dell’utente debole, qual è il ciclista, sono favorevole a delle forme di tutela.

E magari a qualche obbligo, come per esempio non pedalare sul marciapiede?

Senz’altro, sono favorevole. Per quanto riguarda iniziative più istituzionale si potrebbero istituire delle zone di traffico a 30 all’ora o addirittura zone riservate solo al passaggio di pedoni e biciclette. Non pretendo certo di fare come a Portland negli Stati Uniti, che è una città più a misura di bici che di automobile.

Si potrebbero agevolare di più le persone all’uso di questo mezzo: una bici in più è una persona in meno in macchina.

Con il decreto sicurezza sono state introdotte delle norme di comportamento per ciclisti, ma sono allucinanti. Si paragona il ciclista ad un utente della strada pesante. Togliere punti dalla patente per delle infrazioni commesse in bici, come per esempio andare sul marciapiede, quando poi le auto sfrecciano sui viali a velocità ben superiori a quelle consentite non ha molto senso.

Da donna non posso che chiedere, avete una Urban Bike Messangers in gonnella?


In realtà tra i nostri soci fondatori c’è una ragazza, che però non pedala ma si occupa della gestione del sito. E’ comunque una ciclista d’assalto.

Per saperne di più https://www.urbanbm.it/

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