Barista arrestato per usura: patteggia e va ai domiciliari

L'uomo, però, respinge l'accusa di prestito usuraio e sostiene che era stato l'imprenditore a promettergli una "aggiunta" (del 18,75% in 20 giorni)

Condannato usuraio ai domiciliari

E' agli arresti domiciliari dopo avere patteggiato una pena a due anni e sei mesi il barista di 33 anni residente a Magenta arrestato per usura e lesioni personali sabato 1 ottobre. L'uomo ha ammesso di avere picchiato l'imprenditore a cui aveva prestato denaro ma ha rigettato l'accusa di tasso usuraio. 

I fatti. Un imprenditore di 47 anni ha bisogno di denaro per liquidare un suo dipendente, a causa della cessata attività. Si rivolge al barista, che lavora in un locale di piazza Liberazione di proprietà della sorella. Questi gli presta 8 mila euro, che dopo una ventina di giorni diventano 9.500. L'imprenditore non riesce a restituirli e si reca, sabato 1 ottobre, nel bar in cui il 33enne lavora per chiedere altri giorni di tempo. Il barista reagisce picchiandolo e rompendogli il naso.

L'imprenditore va allora a fare denuncia dai carabinieri: i militari organizzano la "trappola", preparano l'assegno e si piazzano nel bar, in borghese, confondendosi con gli altri clienti. Poi arriva il 47enne. Al momento della consegna dell'assegno scattano le manette per il barista.

Il tribunale di Milano convalida il fermo in attesa dell'udienza del 6 ottobre, durante la quale - come detto - il barista, assistito dall'avvocato Roberto Grittini, ha patteggiato la condanna a due anni e sei mesi e si è visto disporre i domiciliari in alternativa al carcere. Secondo il legale dell'uomo, le cui parole vengono riferite da Bianews, che ricostruisce l'intera vicenda, mentre viene ammesso il pestaggio (anche se l'avvocato cerca di derubricarlo con un «ha banalmente perso la testa»), viene respinta l'accusa di usura. Piuttosto, per il legale, sarebbe stato l'imprenditore in difficoltà a promettere la restituzione in breve tempo con una specie di "aggiunta". Da un rapido calcolo, si evince che se 8.000 euro diventano 9.500 in 20 giorni, ciò significa che, nei fatti, è stato applicato un interesse del 18,75% in 20 giorni.

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I carabinieri non fermano comunque qui la loro indagine. Resta infatti da capire quali fossero i reali rapporti di conoscenza tra i due e la ragione dell'evidente disponibilità di denaro liquido da parte del barista, a cui il suo avvocato cercherà di far ottenere un permesso affinché possa proseguire nel lavoro al bar. Che - peraltro - non ha subìto alcun provvedimento di sospensione, perché non è intestato al condannato.

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