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I medici di Bollate: "Vallanzasca va curato fuori dal carcere"

L'equipe del carcere ha redatto una relazione che gli avvocati della difesa utilizzeranno

Il carcere non riesce a fornire le cure corrette e gli "stimoli cognitivi" adatti, utili a migliorare le condizioni di salute di Renato Vallanzasca. Lo afferma l'equipe medica del carcere di Bollate dove l'ex protogonista della criminalità milanese è detenuto. Vallanzasca, oggi 74enne, "non è più lui e non si ricorda neanche chi era", aveva spiegato l'ex moglie Antonella D'Agostino. I medici di Opera, dove il Bel Renè era precedentemente detenuto, avevano parlato di "lento decadimento cognitivo". Da tempo ne viene chiesta la scarcerazione.

Gli avvocati Corrado Limentani e Paolo Muzzi hanno acquisito la relazione medica con cui presentaranno una nuova richiesta di differimento pena, con detenzione domiciliare in una struttura adatta alle sue condizioni di salute. Di recente a Vallanzasca sono stati revocati i permessi premio per frequentare una comunità in cui andava una volta alla settimana. La difesa ha presentato un reclamo contro questo provvedimento. 

Secondo gli avvocati proprio in quella comunità il 74enne riceverebbe l'assistenza necessaria, utile per alleviare il decadimento delle condizioni di salute già precarie. Ma per la Sorveglianza non è così, la struttura non è comunque adeguata. L'udienza sul reclamo si tiene oggi, 19 giugno. In seguito i giudici decideranno se accogliere o meno il ricorso e permettere all'ex protagonista della mala milanese di frequentare la struttura esterna. Per l'istanza per la detenzione in casa di cura la strada è più complessa.

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