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Renato Vallanzasca

Renato Vallanzasca

Vallanzasca "sta istituendo un fondo per le famiglie delle sue vittime"

Renato Vallanzasca ha chiesto ai giudici della Sorveglianza di Milano di non revocare la semiliberta' concessa nel 2013, dopo l'arresto "per aver rubato delle mutande"

Renato Vallanzasca, protagonista della 'mala' milanese condannato a 4 ergastoli e a 296 anni di carcere, ha chiesto ai giudici della Sorveglianza di Milano di non revocare la semiliberta' concessa nel 2013.

Da quanto si e' saputo, Vallanzasca ha spiegato che da alcuni mesi sta mettendo da parte dei soldi in un fondo per risarcire i familiari delle vittime. Vallanzasca e' stato arrestato lo scorso 13 giugno con l'accusa di aver rubato due paia di mutande e altri oggetti di poco valore in un supermercato di viale Umbria, a Milano.

Il bandito giovedì mattina ha spiegato, cosi' come aveva gia' fatto nel processo, di essere "innocente", di non aver mai rubato quelle cose al supermercato e di essere stato incastrato da un giovane incontrato nel negozio che avrebbe messo gli oggetti nella sua borsa. "Sono molto stanco - ha detto 'Rene" ai giudici - l'unica cosa che voglio e' riprendere il mio percorso con il mio lavoro, la mia compagna, con i miei 'mattarelli' (assiste persone disabili, ndr), con la comunita' 'Il Gabbiano', con i magistrati e gli educatori. Ridatemi il mio percorso".

Vallanzasca, inoltre, da quanto si e' saputo, da circa sei mesi sta mettendo da parte un po' dei suoi soldi e ha deciso di creare un fondo per le famiglie delle persone che ha ucciso. Nel 1977, infatti, a Dalmine (Bergamo) Vallanzasca uccise due giovani poliziotti: Luigi D'Andrea di 31 anni e Renato Barborini di 27 anni. Da un po' di tempo, ha spiegato l'avvocato Piazza, "ha istituito un fondo per le vittime e ogni mese ci mette i suoi soldi". 

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