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Erano il terrore degli autogrill: sgominata banda di venditori di calzini violenti

Calci, pugni, minacce: guadagnavano fino a 300 euro al giorno. Agivano a San Zenone (Milano): la gente, terrorizzata, comprava i calzini (rubati) anche a 30 euro al paio

Come un cancro avevano infestato tre aree di sosta lungo l'autostrada A1 (da Milano al Piacentino) taglieggiando clienti e dipendenti degli autogrill: costringevano le vittime a comprare a prezzi esorbitanti calzini di scarsissima qualità peraltro rubati, pena pugni e calci, minacce, danneggiamenti.

Ad estirpare una pericolosa banda criminale composta da almeno 32 persone (dal 2013 ad oggi) ci hanno pensato gli agenti della Polizia Stradale di Lodi e Guardamiglio guidati rispettivamente dal vice questore Patrizia Villano e dall'ispettore superiore Francesco Giovoni, coordinati dal sostituto procuratore Matteo Centini.

Tutti in carcere

In manette sono finiti 12 campani accusati a vario titolo di associazione per delinquere finalizzata all'estorsione, lesioni, danneggiamento, riciclaggio, con l'aggravante di essere tutti sottoposti a varie misure di prevenzione (sono tutti pregiudicati). Un sodalizio criminale nato nel 2013 che ha terrorizzato decine di persone e difficile da inquadrare proprio per l'organizzazione perfetta e per lo spessore delinquenziale dei componenti i quali avevano ruoli ben definiti, ma non solo: gli inquirenti, che hanno indagato dal 2017 ad oggi, hanno scoperto come la banda avesse creato una vero e proprio clima di paura che portava all'omertà delle vittime per il timore di subire ritorsioni.

Venditori di calzini violenti

Si trovano tutti in carcere, tranne uno che è ancora ricercato. Le ordinanze sono state emesse dal gip Stefania Di Rienzo ed eseguite nei giorni scorsi. Ogni giorno i malviventi si posizionavano nei parcheggi delle aree di sosta San Zenone (Milano), Somaglia (Lodi) e Fiorenzuola (Piacenza). Lì, con cura, individuavano le vittime, le avvicinavano e proponevano loro calzini a prezzi spropositati (anche 20 euro al paio) tenendo un comportamento minaccioso paventando ritorsioni: «Troverai un bel regalino sulla macchina», «La macchina non la ritrovi più», «Siamo di Scampia, lo sai vero cosa si fa a Scampia?». In alcuni casi i malcapitati sono stati accerchiati, spinti e picchiati con calci e pugni.

Nel mirino del sodalizio che mirava ad un totale e indiscusso controllo delle aree, compresi gli autogrill, erano finiti nei mesi i dipendenti e i direttori che avevano tentato di opporsi denunciando alle forze dell'ordine. In un caso il direttore di un'area di sosta aveva vietato alle cassiere di cambiare le monete ai malviventi scatenando così l'ira furiosa: «Ti sfasciamo la macchina e ti buchiamo le gomme per tutto il tempo che starai qua».

Alcuni autogrill hanno lamentato un calo delle vendite anche del 40%. Al giorno riuscivano a guadagnare centinaia di euro anche senza mettere le mani addosso ma solo spaventando a morte le persone che per paura consegnavano loro anche 70 euro a volta, un modus operandi che ricorda quello mafioso.

La polstrada ha sequestrato nei mesi almeno 7mila paia di calzini (risultati rubati in maxi store cinesi del Milanese). Oltre al business dei calzini, un vero e proprio racket, guadagnavano anche vendendo cocaina a camionisti amici che abitualmente facevano la tratta monopolizzata dai campani. Trasfertisti del crimine alloggiavano di volta in volta in hotel differenti spacciandosi per operai e riuscivano a non pagare: a volte dileguandosi, altre volte minacciando pesantemente, come da prassi, i direttori delle strutture che intimoriti non denunciavano. Il denaro contante veniva caricato - come spiega il sostituto procuratore Matteo Centini - su postepay intestate a un 33enne fratello di un noto camorrista, estraneo però alla vicenda, che tuttora è irreperibile ed è accusato di reciclaggio. 

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