Cronaca

Rapine ai bancomat: arrestato il vero colpevole. Il "sosia" era stato in carcere ingiustamente

La vicenda sembrava risolta con l'arresto di un operaio che, però, non era nemmeno a Milano quando è stata compiuta l'ultima rapina. Ora la soluzione del caso

Repertorio

Era sfuggito alla cattura perché la polizia aveva preso, al suo posto, un uomo che gli assomiglia parecchio, e che era anche finito in carcere e aveva perso momentaneamente il lavoro di addetto alle pulizie all'Ikea di Corsico. Ora, invece, il "vero" rapinatore dei bancomat è stato arrestato.

Si tratta di Angelo M., monzese di 58 anni. Coetaneo dunque di Ahmed Abou Elhamd Abbas Ahmed, italiano di origine egiziana considerato erroneamente responsabile di 12 colpi (tra rapine e furti), tra il 5 marzo 2016 e l'8 novembre 2017, ai bancomat della zona tra viale Papiniano, viale Coni Zugna e corso Vercelli, a Milano. Ora gli inquirenti evidenziano l'estrema somiglianza dei due: sia per quanto riguarda l'aspetto fisico e l'età, sia perché entrambi avrebbero una carta di credito di colore celeste, molto simile a quella che si vedeva attraverso le telecamere di sorveglianza.

Innocente in carcere: la storia

Ed ha stupito parecchio il fatto che addirittura sei testimoni oculari, oltre alle immagini video, avessero consentito di "incastrare" la persona sbagliata. L'uomo inizialmente arrestato era stato scarcerato per quello che si definisce un "vizio di forma": erano scaduti i termini di cinque giorni per l'interrogatorio di garanzia. Ma i guai per lui non erano finiti: i suoi datori di lavoro (una cooperativa che ha in appalto la pulizia all'Ikea di Corsico) gli avevano chiuso le porte in faccia non credendo alla sua innocenza e "punendolo" per l'assenza dal lavoro senza preavviso (e non avrebbe potuto altrimenti, trovandosi a San Vittore).

L'avvocato Eugenia Bellu ha così condotto una rapida ed efficace battaglia per dimostrare la completa innocenza del 58enne. Fondamentale si è rivelata la presenza a Londra, l'8 novembre, dove il figlio ventenne vive. Risultando con prove inoppugnabili nella capitale britannica, l'operaio non poteva trovarsi a Milano a rapinare le persone ai bancomat.

Il pubblico ministero David Monti ha accolto la richiesta dell'avvocato di redigere un documento per certificare che non vi sono indizi certi a carico dell'operaio. Con questo documento Ahmed ha potuto riprendere il lavoro il 6 febbraio, ma la cooperativa gli ha conteggiato le assenze come giorni di ferie. Nel frattempo il pm ha inoltrato la domanda d'archiviazione. Ora, a preoccupare è lo stato di salute di Ahmed: che già con problemi di pressione, combatte con l'ansia che, da quando è stato incarcerato da innocente, non gli dà tregua. Inevitabile la richiesta di risarcimento per l'ingiusta detenzione subìta.

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