Cronaca Cagnola / Viale Certosa

I vestiti falsi ma "super perfetti" che valevano 4 milioni di euro

Sgominata banda di falsari. Sequestrati abiti falsi per 4 milioni di euro

Per dare il via alla macchina del falso bastava un solo capo originale. Con quel "modello" in mano uomini della banda partivano da Milano e tornavano con carichi di copie praticamente perfette. Tanto perfette da garantire un giro d'affari a sei zeri. 

I militari della guardia di finanza di Milano, coordinati dai pm Eugenio Fusco e Paola Pirotta, hanno sgominato un'associazione a delinquere specializzata nell'importazione e distribuzione di capi di abbigliamento contraffatti e sequestrato vestiti e accessori per un valore sul mercato di quattro milioni di euro. In manette, dopo l'indagine del nucleo di polizia economico finanziaria, guidato dal colonnello Fabio Antonacchio, sono finiti quattro italiani: si tratta di un 54enne, un 50enne, un 34enne e un 32enne, ora tutti ai domiciliari. Per altri due il Gip ha disposto l'obbligo di dimora, per un altro l'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria mentre altri quattro risultano indagati. 

Il modus operandi del gruppo, ricostruito in una lunga indagine dalle fiamme gialle, era semplice ma evidentemente di successo. Dopo aver acquistato gli abiti originali, i falsari si spostavano in Grecia o Turchia e ottenevano delle riproduzioni quasi fedeli, tanto che sono stati gli stessi finanzieri a sottolineare come le copie fossero "super perfette". Una volta ottenuti i capi contraffatti, i vestiti venivano sistemati in un magazzino in zona Certosa per poi essere messi in vendita sul sito internet "Sarabi store", adesso oscurato, e su tutte le pagine social collegate al "marchio", attivo almeno da un paio di anni. 

Nello shop virtuale c'erano in vendita tutte le grandi griffe - da Versace a Dolce & Gabbana, da Dsquared a Balmain - a prezzi di saldo: una sorta di sconto da outlet per attirare gli acquirenti ma non eccessivo per non insospettire troppo i clienti sull'effettiva originalità degli abiti e degli accessori.   

Più recentemente, per dare una parvenza di legalità all’attività , "i membri dell’organizzazione - ha messo nero su bianco la Gdf in una nota - avevano avviato contatti con soggetti legittimamente operanti nel settore della moda per accreditarsi quali rivenditori ufficiali di alcuni marchi, così da creare una zona 'grigia' di vendita in cui mescolare prodotti originali e contraffatti". Ma, purtroppo per loro, non è bastato. 

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