Via Bolla, Aler pronta a cedere i palazzi del degrado a un operatore immobiliare privato

Lo si legge nel bilancio preventivo del 2018. "Situazione ingestibile anche dalle forze dell'ordine"

Via Bolla: Aler pronta a cedere i palazzi "regno" delle occupazioni abusive

Aler getta la spugna su via Bolla e venderà gli alloggi ad un operatore immobiliare. E' scritto, nero su bianco, sul bilancio preventivo dell'azienda di edilizia residenziale pubblica del 2018. L'operazione verrà portata a termine nell'arco di qualche mese. Cala quindi il sipario su tutte le ipotesi di riqualificazione finora avanzate per quanto riguarda gli stabili del Gallaratese la cui situazione, più volte documentata dai mass media fino agli ultimi mesi, è letteralmente esplosiva.

Il 30 aprile 2017 gli alloggi occupati abusivamente erano 64 su 244. Da italiani, 33; da stranieri, 31. Oggi (lo si legge dal bilancio preventivo) gli alloggi occupati sono diventati 65. E' la fotografia di una realtà che nessuno riesce a modificare. Molti degli occupanti italiani sono "storici", ovvero abusivi da decenni; molti invece degli occupanti stranieri provengono dai campi rom della periferia nord-ovest di Milano, chiusi in vista di Expo nel 2015. E sono proprio loro ad avere generato, ultimamente, il malcontento e la rabbia degli altri. Dei residenti regolari così come degli abusivi italiani. Una convivenza difficile e carica di tensioni quotidiane, che aggrava il degrado comunque presente negli edifici e nelle abitazioni.

«Il numero significativo di occupanti abusivi - si legge nel bilancio preventivo di Aler in riferimento a via Bolla e via Gola - è ormai diventato ingestibile anche dalle istituzioni preposte all'ordine pubblico. Il risanamento di natura sociale presenta una tempistica che travalica la scadenza del presente piano di risanamento». E, specificatamente su via Bolla, si legge ancora: «Aler intende procedere alla cessione degli edifici, nello stato di fatto e di diritto in cui si trovano, ad un operatore immobiliare specializzato o alla loro concessione per un numero di anni compatibile con il sostegno dei costi necessari alla riqualificazione dell'edificio».

Dunque, l'azienda è pronta a vendere i palazzi o a concederli a chi ha risorse da investire nella ristrutturazione (e poi verrà ripagato dalla riscossione dei canoni di locazione). Nello stato di fatto e di diritto in cui si trovano, quindi l'operatore privato si accollerà anche gli occupanti abusivi. Difficile prevedere se e in quanto tempo Aler troverà un operatore disposto a far questo. Soprattutto perché Aler stessa, per bocca del suo presidente Mario Sala, l'ideale sarebbe non tanto ristrutturare i palazzi ma abbatterli e ricostruirli con logiche più moderne.

Un'idea, quella dell'abbattimento, espressa con chiarezza durante il sopralluogo del mese di giugno del 2017 e accolta con favore sia da numerosi abitanti sia anche dai vertici politici del Municipio 8, a partire dal presidente Simone Zambelli (Lombardia Progressista), e da Mirko Mazzali (anch'egli di Lombardia Progressista), delegato del sindaco Giuseppe Sala per le periferie. Un'idea, però, tramontata nel giro di qualche settimana, perché la maggioranza di centrodestra in Regione Lombardia non voleva sentire parlare di soluzioni alternative allo sgombero immediato degli abusivi.

Uno sgombero, però, evidentemente impossibile da realizzare, se "prima" gli occupanti erano 64 e "dopo" sono diventati 65. E questo nonostante le forze dell'ordine tengano d'occhio costantemente via Bolla e ogni tanto effettuino anche i blitz. Il Commissariato Bonola ne ha effettuati ottanta nel 2017, tra via Bolla e San Siro. La polizia locale, in una occasione, ha portato via tutte le auto trovate senza assicurazione e sgomberato le roulottes che si erano posizionate da tempo nei parcheggi. Interventi che però non risolvono la questione.

Nel mese di febbraio 2016 (cioè due anni fa), ben tre assessori regionali tra cui il vice di Roberto Maroni, Fabrizio Sala, si presentarono in via Bolla e promisero che si sarebbero occupati della questione, promettendo che la legalità sarebbe stata presto ripristinata. Dopo due anni siamo al punto di partenza e il presidente di Aler (come abbiamo visto) è stato "sconfessato" dalla stessa Regione sull'ipotesi di abbattimento, anche se poi il consiglio regionale, a dicembre del 2017, ha votato un ordine del giorno (di Chiara Cremonesi, Lombardia Progressista) che chiede di stanziare le risorse necessarie ad abbattere gli edifici.

Nemmeno un servizio andato in onda su una rete nazionale (Rai 3, a cura dell'inviato Alfonso Iuliano) è servito, dunque, a smuovere totalmente le acque e "stimolare" i politici lombardi a trovare, al più presto, una soluzione efficace e definitiva. Quello che è palesemente mancato (in due anni, sottolineiamo) è un chiaro indirizzo politico sulla questione: da una parte non è stata affrontata di petto l'illegalità nelle sue sfaccettature (il degrado come effetto, i problemi sociali come causa); dall'altra non è stata perseguita con chiarezza una scelta tra l'opzione di abbattere e quella di ristrutturare. 

L'effetto è che Aler, ormai, non sa più come gestire gli edifici e preferisce cederli, si presume per ricavarci poco o nulla, a un privato. 

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