Via Bonfadini, rom costruisce villetta abusiva: il Comune si costituisce parte civile

Lunedì il processo. Il Comune chiede che i giudici condannino il 38 nomade italiano ad abbattere a sue spese il manufatto abusivo di 6,50 metri di lunghezza e alta 3

Il Comune di Milano si costituirà parte civile nel processo che vede imputato un nomade del campo autorizzato di via Bonfadini, un italiano di 38 anni, che dovrà rispondere penalmente del reato di edificazione abusiva. Il rom è citato in giudizio per avere realizzato, come dimora, una villetta in cemento, tuttora integra e completa di finiture, di 6,50 metri di lunghezza alta 3 e profonda 14 come è stato accertato nel giugno 2009 dalla Polizia Locale che ha scoperto l'illecito.

Il Comune chiederà che il giudice lo condanni all'abbattimento del manufatto e avanzerà una congrua richiesta di risarcimento per danni materiali e morali. L'udienza è fissata per il 4 ottobre avanti al Tribunale di Milano, quarta sezione penale.

Ad annunciarlo è il vice Sindaco e assessore alla Sicurezza Riccardo De Corato a seguito dell'approvazione di una delibera di Giunta.

"Ci auguriamo che la magistratura - afferma De Corato -, che naturalmente ha piena autonomia di giudizio, non opti per percorsi di favore a carico del nomade. In occasione dei 343 sgomberi effettuati a Milano la Polizia Locale ha abbattuto 2593 manufatti abusivi, edifici in muratura, baracche e tende, segnalando 365 soggetti all'autorità giudiziaria. E tra gli svariati reati contestati finora c'è anche l'abuso edilizio. Comportamento che in questi anni i vigili hanno sempre prontamente denunciato visto lo scempio urbanistico determinato. Ma che finora non ha trovato riscontro adeguato nelle aule dei tribunali. Visto che per questo reato non si è deciso, salvo rare eccezioni, di procedere penalmente, talora sulla base dell'articolo 54 del codice penale (stato di necessità) di cui inspiegabilmente beneficerebbero i nomadi".

"Solo lo scorso giugno - spiega De Corato - il Comune ha abbattuto una villetta di circa 250 metri quadri in via Predil, zona Lambrate, edificata abusivamente da un altro nomade italiano su un'area demaniale. L'illecito penale era stato denunciato oltre 15 anni prima dalla Polizia Locale ma non aveva dato esito. Il Comune si è dunque fatto carico dell'intervento applicando la stessa procedura amministrativa che aveva già consentito di abbattere nel 2005 una villetta abusiva costruita in via Cusago. Ovvero l'accertamento su chi abbia realizzato l'abuso edilizio, un'ordinanza da parte dello Sportello Unico Edilizia che ha imposto al proprietario di demolire il manufatto entro 90 giorni (termini previsti per legge). E a seguito di inottemperanza, l'abbattimento d'ufficio con l'ausilio della forza pubblica".


"Escluse le aree di via Triboniano e di via Impastato - sottolinea De Corato - tutti i campi autorizzati presentano illeciti edilizi già denunciati dalla Polizia Locale all'autorità giudiziaria. E villette abusive si trovano anche in altre aree, come in via Monte Bisbino. Il Comune non può essere lasciato solo a contrastare sul piano amministrativo le violazioni: occorre esercitare anche l'azione penale con funzione deterrente. Così come non è giusto che sia in ultima istanza la collettività a sobbarcarsi gli oneri dell'intervento. Chiediamo pertanto ai giudici che impongano ai nomadi di abbattere gli edifici a proprie spese".

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