Venerdì, 24 Settembre 2021
Cronaca

Brucia la villa che gli hanno pignorato: condannato insieme al cugino

La casa era stato acquisita da terzi all'asta. I due responsabili dell'incendio doloso dovranno scontare 3 anni e 6 mesi

Non riusciva a pagare il muto, così la banca ha pignorato la sua villetta, per poi venderla all'asta. Ma lui, di tutta risposta, ha dato fuoco all'edificio con l'aiuto di un cugino. Per questo i due uomini, cittadini italiani di 47 e 43 anni, residenti a Bareggio e Sedriano (Milano), sono stati condannati a 3 anni e sei mesi.

La prima sezione penale del Tribunale di Milano, presieduta dal giudice Andrea Ghinetti, ha riconosciuto l'ex proprietario e il cugino responsabili dell'incendio doloso che era stato appiccato la notte dell'11 agosto 2018. Complesse le indagini per far luce sulla vicenda, condotte dal sostituto procuratore della Repubblica Piero Basilone e svolte dai carabinieri di Abbiategrasso.

Gli inquirenti avevano acclarato come il fuoco fosse stato appiccato dall'ex proprietario insieme al complice dopo che la villetta era stata venduta all'asta nel mese di luglio in seguito a un pignoramento. All'esito delle investigazioni, infatti, i due condannati erano stati tratti in arresto e messi ai domiciliari nel febbraio 2019. 

Oltre alla condannata a 3 anni e mezzo di carcere, i due uomini sono stati interdetti dai pubblici uffici per cinque anni e a pena espiata saranno in libertà vigilata. Inoltre, entrambi dovranno risarcire le spese processuali e i danni provocati ai nuovi proprietari, liquidando una provvisionale immediata di 150mila euro.

La villa persa all'asta e bruciata

I pompieri, che avevano lavorato per cinque ore prima di domare le fiamme, avevano subito segnalato ai carabinieri due particolari che lasciavano pensare che il rogo fosse doloso: una finestra del piano terra divelta - come se qualcuno fosse entrato da lì - e, soprattutto, il forte odore di benzina che si sentiva chiaramente nella struttura. 

Ai militari era bastato poco per capire che dietro le fiamme c'era proprio l'ex proprietario, che aveva provato a difendersi con gli investigatori, spiegando - inutilmente - di essere al lavoro.

Grazie alle indagini, infatti, i carabinieri erano riusciti ad accertare che la villa era stata costruita nel 2004 dall'imprenditore con la sua ditta edile: Nel 2017, però, dopo alcuni problemi economici e familiari l'aveva 'persa'.

"O io o nessuno"

Il condannato non era più riuscito a pagare il mutuo e la banca aveva pignorato l'abitazione, poi messa all'asta dal tribunale di Milano. In estate, poi, la villetta era stata regolarmente acquistata da una donna e l'11 agosto l'uomo avrebbe dovuto liberarla completamente. 

Quella sera, invece, lui e il cugino erano andati nella villetta e, passando da una porta finestra, avevano appiccato le fiamme usando tre inneschi, e distruggendo completamente gli interni e il tetto.  "Se non ci vivo io in quella casa, non ci vive nessuno", aveva detto poco prima l'uomo alla sua compagna. Promessa mantenuta che gli è costata il carcere.

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