Revenge porn e violenze di genere: impennata di denunce con la legge "codice rosso"

A Milano 40 segnalazioni al giorno: il pm deve sentire la persona offesa entro 3 giorni

Lo hanno chiamato "codice rosso": è la legge che tutela le vittime di violenza domestica e di genere, entrata in vigore il 9 agosto e che prevede, tra l'altro, una specie di corsia preferenziale per aprire un fascicolo d'indagine nel giro di massimo tre giorni. La legge pare funzionare, nel senso che le vittime sembrano "spronate" a rivolgersi ai centri antiviolenza e alle forze dell'ordine. Secondo alcuni dati forniti da Lella Palladino (presidente di una rete di centri antiviolenza) in una intervista a Repubblica, siamo nell'ordine di 40 denunce al giorno a Milano, la metà a Roma.

Uno dei casi milanesi riguarda una donna che, dopo avere scoperto il tradimento del marito sul posto di lavoro, ha tempestato di messaggi sia lui sia l'amante, inviando anche a tutti i loro colleghi una foto "osé" di lei. Un caso di revenge porn, vendetta pornografica, ora espressamente previsto come reato per il quale si rischia la reclusione da uno a sei anni e una multa da 5 mila a 15 mila euro, senza contare le eventuali circostanze aggravanti.

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Ma come funziona in pratica la corsia preferenziale? Quando un membro della polizia giudiziaria riceve informazione su un possibile reato legato alla violenza domestica e di genere, ne dà informazione oralmente al magistrato e, nel più breve tempo possibile, anche in forma scritta. Il pm ha quindi tre giorni di tempo per ascoltare la persona offesa. Un tempo minimo che è una svolta (perché rende rapidissimo l'avvio dell'indagine) ma che, con l'impennata di denunce, può rappresentare anche un problema: perché occorre valutare le effettive necessità, le effettive urgenze, e questo può non essere semplice di fronte a una mole di fascicoli. Le procure si stanno attrezzando.

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