Violenza sessuale, domestica e stalking, allarme a Milano

La maggior parte delle violenze sessuali viene subita da persone che si conoscono, e il 67,2% delle donne subisce violenze in casa

Nel 2012 le iscrizioni nel registro degli indagati della Procura di Milano sono state 945 per stalking, 1.545 per maltrattamenti in famiglia e 920 per violazione degli obblighi di assistenza familiare. I dati sono stati resi noti martedì nel corso della conferenza stampa "Violenza sulle donne: quale giustizia?" organizzata  presso la Libreria delle donne dalla Cadmi, la Casa di accoglienza delle donna maltrattate.

Ancora più "allarmanti", secondo l'avvocata della Cadmi Francesca Garisto, sono le richieste di archiviazione avanzate dalla stessa Procura: 512 su 945 per quanto riguarda lo stalking e addirittura 1.032 su 1.545 per i maltrattamenti in famiglia. "A volte - ha detto Francesca Garisto - la Procura non ritiene sufficiente un solo certificato medico, o ritiene pretestuose le denunce. Parlare di conflittualità familiare -ha aggiunto- è sbagliato. Tale definizione non fa che occultare il reale fenomeno della violenza familiare, sottovalutando la credibilità di chi denuncia i maltrattamenti subiti". Sotto accusa anche i "troppi" tentativi di mediazione", tra l'altro "espressamente vietati dal Consiglio d'Europa".

La presidente della Cadmi, Manuela Ulivi, ha invece presentato la relazione annuale, relativa al 2012, sull'attività della Casa delle donne maltrattate di Milano. Oltre mille le telefonate ricevute, 220 le donne seguite nel percorso di uscita dalla violenza. Di queste, l'86,8% aveva subito violenza psicologica, il 70,9% violenza fisica, il 25,9% violenza economica, il 15% stalking e il 13% violenza sessuale.

La maggior parte delle violenze sessuali (86%) viene subita da persone che si conoscono, e il 67,2% delle donne subisce violenze tra le mura domestiche. Il maltrattante è nel 46% dei casi il marito, dato che, aggiunto all'ex marito, raggiunge il 52%, mentre nel 18% dei casi è il convivente o ex".

L'occupazione lavorativa e il livello alto di istruzione "non allontanano dalla violenza": due miti da sfatare. Nel 59% dei casi di violenza, infatti, le donne hanno un'occupazione lavorativa, e il 35% delle donne ha un livello alto di scolarità (laurea o diploma di scuola media superiore). Allarmante, infine, il dato relativo alle donne che denunciano le violenze: solo il 29,09%. "La denuncia - ha concluso la presidente della Cadmi - non appare alle donne uno strumento utile di uscita dalla violenza e di tutela. Anzi, il momento di maggior rischio si ha proprio in seguito alla proposizione di una denuncia".

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