Martedì, 15 Giugno 2021
Cronaca Porta Ticinese / Via Vigevano

Tre euro per ogni rapporto sessuale: tassista abusa della 'figlia-moglie' per ben dodici anni

Quando la madre è andata via di casa perché gravemente affetta da problemi di natura psichica, il padre si è preso cura dei due bambini di 8 e 6 anni. Da lì sono iniziate le violenze

Porta Genova

Per anni l'atteggiamento del padre le era sembrato normale. Per lei era il modo attraverso cui ogni genitore esprimeva il proprio affetto ai figli. Talmente era assoggettata alla volontà dell'uomo, un tassista di cinquantasei anni, che per dodici anni l'aveva indotta ad avere rapporti sessuali in maniera regolare con lui. Una vicenda drammatica che ha come sfondo le quattro mura domestiche di una casa in zona Porta Genova, a Milano.

L'incubo familiare inizia quando nel 2003 la madre va via di casa perché gravemente affetta da problemi di natura psichica. Il papà, rimasto solo con un figlio di sei anni e una figlia di otto, comincia ad avere attenzioni 'particolari' nei confronti di quella 'sua' bambina. Attenzioni che - stando alla denuncia della ragazza, che oggi ha venti anni, e alle indagini degli agenti del Commissariato Porta Genova - si trasformano ben presto in abusi di natura sessuale con avances e rapporti completi. "Si tratta di violenze sistematiche anche se non quotidiane. Nella mente dell'uomo la ragazzina sostituisce la moglie", spiega Ottavio Aragona, dirigente del Commissariato, che ha raccolto la denuncia della giovane.

A spingere la vittima a raccontare tutto alla polizia sono stati i suoi amici e la dirigenza della scuola che ha frequentato fino all'estate 2015. A giugno di quell'anno, grazie ai consigli di alcune compagne, la ragazza parla con la preside che la invita a denunciare tutto. Dopo una dozzina di anni di violenze, la 'figlia-moglie' inizia così a prendere coscienza che quelle attenzioni paterne - per molte delle quali riceveva in compenso tre euro o regalini tecnologici come il modem - non erano la norma. Non c'era nessun motivo valido perché il padre fosse giustificato ad abusare di lei. Nemmeno quei "problemi nelle relazioni con altre donne", né quelli economici che non le permettevano di "pagarsi una prostituta", come il cinquantaseienne giustificava con la figlia, ormai cresciuta, quella loro relazione.

Quando il tassista capisce che la ragazza sta prendendo consapevolezza, non cambia il suo atteggiamento di padre padrone. Anzi, comincia ad isolarla da quella cerchia di amici che con tanta difficoltà la giovane era riuscita a costruirsi nel tempo. Le blocca il cellulare, le impedisce di incontrarli. Inizia a minacciare indirettamente quelle "persone impiccione". La figlia, però, ormai è decisa. Registra diverse conversazioni esplicite con l'uomo - fondamentali per le indagini - e le invia ad un paio di amiche su Whatsapp per evitare che lui le possa cancellare. Racconta tutto al fratellino, nel frattempo diventato maggiorenne e che sembra sia sempre stato all'oscuro di tutto. E decide di andare con una amica dalla polizia.

Gli agenti ascoltano il resoconto della ragazza e decidono di trasferirla in una struttura protetta. Le indagini durano poco meno di trenta giorni, il tempo necessario per dare voce ad anni e anni di silenzio. Non trovando più la giovane in casa, il tassista capisce di essere stato denunciato e prova un disperato tentativo di difesa andando in Commissariato a querelare la ventenne per essere una "figlia poco attenta alle faccende domestiche". I poliziotti raccolgono le sue dichiarazioni ma nel frattempo proseguono l'attività di verifica e martedì mattina lo arrestano. Lo trovano all'interno della sua casa degradata e sporca, come quei segreti terribili che nascondeva fino al giorno della rivalsa della bambina, ormai diventata donna.
 

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