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Cronaca Garibaldi / Corso Como

Ragazza violentata dal branco dopo la discoteca: 12 ore nelle mani degli stupratori

La violenza di gruppo la notte del 3 maggio. Tre uomini arrestati, tra loro anche il killer di Cornaredo

Per quasi dodici ore era stata una "bambolina" nelle loro mani. Era stata, per dirla con le parole del pubblico ministero, un "giocattolo al loro servizio". Terrorizzata, stordita dal dolore, bloccata dalla paura, non aveva avuto neanche la forza di chiedere aiuto ai carabinieri che, per una coincidenza, erano arrivati a un passo da lei. Ma alla fine, dopo sei mesi di lavoro, gli stessi carabinieri hanno fermato i suoi aguzzini. Tre uomini - il 23enne "Jack", suo fratello 21enne "Aldo" e loro cugino 29enne Alfiol, tutti cittadini albanesi - sono stati arrestati sabato mattina per violenza sessuale di gruppo perché accusati di aver stuprato tra il 3 e 4 maggio scorsi una 23enne di Haiti conosciuta in un locale del centro di Milano. 

Il primo contatto tra la vittima e i tre era avvenuto verso l'una di notte in una discoteca di via Alessio di Tocqueville, dove il 29enne, i due fratelli, il padre e una quinta persona si trovavano per festeggiare il compleanno di Alfiol e la liberazione di "Jack", che fino a pochi giorni prima era ai domiciliari per atti persecutori nei confronti della sua ex, a lungo finita nel mirino dell'uomo che pochi giorni prima di Natale del 2020 aveva addirittura lanciato una bomba carta sul balcone di casa sua. 

Stando a quanto ricostruito dall'ordinanza di custodia cautelare in carcere richiesta dal pm Rosaria Stagnaro e firmata dal Gip Alessandra Di Fazio, quella notte la donna - che lavorava proprio come ragazza immagine per il locale - si era seduta al tavolo del gruppo con cui aveva bevuto alcune bottiglie di champagne. Poco dopo, sempre secondo la ricostruzione di investigatori e inquirenti, "Jack" aveva iniziato a farle proposte sessuali esplicite, fino a che lei aveva accettare di seguirlo all'Armani hotel in cambio di mille euro. Una volta fuori dal locale, lei e il 23enne erano saliti a bordo dell'auto del padre dell'uomo, che li aveva però accompagnati in un motel di Cornaredo. Dove, alle 5.30, ormai all'alba del 4 maggio, erano subito iniziate le violenze. Un'ora dopo la situazione era peggiorata ulteriormente perché in camera erano arrivati anche "Aldo" e il cugino, che a turno - e insieme - avevano continuato a infierire sulla vittima. 

In quella stessa stanza, la 31, poco dopo erano però arrivati anche i militari, intervenuti per verificare un alert alloggiati scattato dopo la registrazione in camera del 23enne che era ai domiciliari. L'uomo, documenti alla mano, aveva in realtà spiegato che la sua pena era estinta ed era quindi stato invitato a presentarsi in caserma per aggiornare gli atti, cosa che effettivamente aveva fatto quella stessa mattina. In quell'occasione la vittima non aveva chiesto aiuto ai militari perché uno degli stupratori "le intimava di stare in silenzio, in un contesto - sottolinea il pm - nel quale la donna aveva paura di cosa potessero farle i suoi aggressori". 

Così il suo incubo - tra violenze, schiaffi, morsi, insulti e capelli strappati - era andato avanti fino alle 17, quando i tre si erano rivestiti ed erano andati via lasciandola nella camera del motel, convinti che la ragazza dormisse. Dopo dodici ore di incubo. "Jack" e Alfiol sono stati fermati nel weekend e portati nel carcere di San Vittore. "Aldo", invece, era già in cella. Perché la sera del 24 ottobre, a cinque mesi dallo stupro, aveva ammazzato con un colpo di pistola un 45enne marocchino fuori da un bar di Cornaredo. La colpa della vittima? Aver litigato con la compagna del 21enne. Di lui e del resto del branco, nelle carte, il pubblico ministero ha sottolineato la "spregiudicatezza notevole e un'assenza assoluta di controllo". Tanto da usare "come una bambolina", come un "giocattolo al loro servizio" una ragazza. 

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