“Sono stata picchiata e violentata sul treno”: dubbi sulla versione della studentessa 15enne

L'indiscrezione de "Il Giornale": "La storia è inventata dall'inizio alla fine". La Questura frena

Le violenze sarebbero avvenute sul treno - Foto repertorio

Il dubbio, perché per ora gli investigatori sono ancora fermi al dubbio, è che le cose non siano andate proprio come lei stessa ha raccontato alla polizia. Convince poco, e sempre meno più che passano i giorni, la versione della studentessa quindicenne di Vigevano che lo scorso 11 febbraio ha denunciato di essere stata molestata e violentata, due giorni prima, su un treno della linea Milano-Mortara

La giovane, stando al suo racconto, sarebbe salita su un treno a Porta Genova e si sarebbe accomodata, insieme a un’amica, nell’ultimo vagone. Ad Abbiategrasso, però, l’amica sarebbe scesa e nel compartimento sarebbero comparsi due ragazzi - “due nordafricani sui venticinque anni”, secondo le parole della studentessa -, che avrebbero iniziato a molestarla, toccarla e picchiarla

Lei stessa, poi, una volta liberatasi dei presunti aggressori, sarebbe scesa dal treno a Vigevano e sarebbe tornata a casa senza dire nulla ai genitori, salvo sentirsi male il giorno dopo a scuola prima di finire alla clinica De Marchi. Lì, i medici le hanno riscontrato diverse ecchimosi e ferite e la frattura di una costola: segno, evidente, che qualcosa è successo. Ma cosa? 

I primi sospetti si erano concentrati su un ragazzo che la quindicenne aveva conosciuto in passato su Facebook e che, stando alle sue parole, le avrebbe più volte rivolto delle avances. Però - e il primo colpo di scena è questo - il giovane si sarebbe già presentato dalla polizia per chiarire la sua posizione, giurando di non essere mai salito sul treno della presunta aggressione. 

Così, ecco i dubbi. Che per Il Giornale sono certezze: 

Quella storia - scrive Paola Fucilieri - è inventata dall'inizio alla fine grazie alla fantasia e, purtroppo, alle problematiche di una quindicenne che, prima o poi, dovrà pur dire la verità, anche se le farà molto più male di quanto forse potesse immaginare all'inizio di tutto questo. Sarà costretta a spiegare il motivo che l'ha indotta a raccontare una sfilza di bugie, inanellandone una dopo l'altra, sicuramente con immenso dolore - perché chi fa queste cose bene non sta - mobilitando tutto l'interesse e l'attenzione degli investigatori della squadra mobile di Milano. 

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Dalla Squadra Mobile della Questura, però, per il momento frenano. Non c’è nessuna certezza inattaccabile sul fatto che il giovane fosse o meno sul treno Milano-Pavia. Né è ancora chiaro, fino a prova contraria, come la quindicenne si sia procurata la frattura della costola. L’unica sicurezza, ad ora, è che non è stata emessa nessuna misura restrittiva e che, quindi, non è stato individuato nessun colpevole. Se ce ne saranno. 

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