Violenza sulle donne: la polizia locale di Milano ha seguito 450 casi nel 2016

I dati su violenza, maltrattamento e stalking. Rozza: «Lasciare subito i fidanzati troppo gelosi»

450 casi di violenza e maltrattamenti seguiti dalla polizia locale a Milano nel 2016

L’ultimo arresto è del giorno di San Valentino: maltrattamenti in famiglia, lesioni personali e sequestro di persona, le accuse contestate ad un 39enne. Ma è lunga la serie di casi trattata dal Nucleo Tutela Donne e Minori della polizia locale di Milano, che nel 2016 si è occupata complessivamente di 450 fascicoli.

«In caso di maltrattamenti non è importante a chi si fa la denuncia, è importante farla il prima possibile», ha affermato Carmela Rozza, assessore alla sicurezza, in occasione della ricorrenza dell'8 marzo: «Mi rivolgo soprattutto alle più giovani: i fidanzati troppo gelosi è meglio lasciarli subito, perché l'eccesso di gelosia è il segno di un amore malato». Come quello finito il 14 febbraio. L’uomo, oggi in carcere a San Vittore, da oltre sette anni picchiava la compagna anche quando era incinta e di fronte ai loro cinque figli. Le indagini condotte dal Nucleo Tutela Donne e Minori, sotto la direzione del comandante Antonio Barbato, sono partite a luglio 2016 dopo le confidenze della donna ad una pediatra.

Grazie alle testimonianze raccolte tra parenti e conoscenti, le accuse hanno trovato riscontro. Il Nucleo, nel 2016, si è occupato, come detto, di 450 casi: 126 sono stati i maltrattamenti in famiglia, 54 le violenze sessuali in ambito domestico, 32 gli atteggiamenti persecutori. Il bilancio è di quarantacinque tra misure cautelari eseguite (in carcere o divieti di avvicinamento) e arresti.

«Queste indagini sono estremamente delicate e richiedono un’alta sensibilità da parte degli agenti», è stato il commento di Antonio Barbato, comandante della polizia locale: «Per entrare in contatto e acquisire la fiducia delle vittime è fondamentale non solo l’esperienza ma anche la presenza degli agenti nei luoghi più sensibili come gli ospedali».

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«I dati ci dicono che la maggior parte delle violenze avviene in ambito familiare o sono commesse da persone conosciute dalla vittima», ha aggiunto Rozza: «Le donne devono trovare la forza di denunciare fin dai primi segnali. Purtroppo la storia ci dice che chi compie episodi violenti non si ferma da solo».

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