Cronaca Porta Ticinese / Via Filippo Argelati

Imbratta muro a Milano: pensava fosse 'libero', giovane writer assolto

Secondo il giudice del Tribunale di Milano Micaela Curami, infatti, il writer aveva agito in buona fede, "nella convinzione - si legge nelle motivazioni della sentenza - che la superficie sulla quale stava dipingendo fosse stata autorizzata"

Era finito sotto processo con l'accusa di aver imbrattato con la scritta "SOE 7" il muro perimetrale della piscina comunale Argelati di Milano. Il pm aveva chiesto per lui una condanna a 1 mese di reclusione e il pagamento di una sanzione pecuniaria da 300 euro. Il processo a carico Thomas R., 40enne writer milanese, si è concluso il 21 ottobre scorso con una sentenza di assoluzione "perché il fatto non costituisce reato".

Secondo il giudice del Tribunale di Milano Micaela Curami, infatti, il writer aveva agito in buona fede, "nella convinzione - si legge nelle motivazioni della sentenza - che la superficie sulla quale stava dipingendo fosse stata autorizzata". Lo stesso consigliere comunale Emanuele Lazzarini, ascoltato come testimone nel corso del procedimento, aveva "confermato che da tempo il muro perimetrale esterno della piscina Argelati era oggetto di interesse da parte del Comune e che in più occasioni si era discusso della sua eventuale liberalizzazione". Lo prevedeva in particolare il progetto "Muri Liberi" che nel 2012, si legge sempre nel provvedimento, aveva "individuato un centinaio di muri di proprietà comunale da liberalizzare per l'effettuazione di murales artistici".

Poco importa, secondo il giudice che ha assolto il writer, se la liberalizzazione di quella parete non fosse ancora stata autorizzata da Palazzo Marino. L'importante, ai fini del giudizio, è che Rivolta fosse in buona fede, come testimonia il suo stesso comportamento: "Lungi dall'aver compiuto la condotta in ore notturne o celandosi in altro modo, l'imputato si è trovato in orario pomeridiano, munito addirittura di una scala, ad effettuare in piena tranquillità la sua opera, peraltro già iniziata il giorno prima". Il che, precisa ancora il giudice Curami nelle motivazioni della sentenza, rende "credibile la versione dei fatti fornita dall'imputato il quale ha presumibilmente agito nella errata convinzione che la superficie disegnata fosse stata liberalizzata".
 

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