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L'hacker di Anonymous, "Masha", i soci e l'impero delle scarpe false (da 300mila euro)

Operazione di Postale e commissariato Greco Turro. Sette ragazzi nei guai: così avevano creato una vera e propria azienda in grado di vendere più di mille scarpe in un solo anno

Avevano tirato su una vera e propria azienda. Una startup in grado di fatturare centinaia di migliaia di euro in un anno, senza neanche troppo sforzo. Ognuno aveva messo a disposizione le proprie conoscenze tecniche. Il capo, un 23enne diplomato in informatica, ex hacker di Anonymous, si era impegnato per rendere impossibile la vita agli investigatori, tanto da avere addirittura creato una sorta di guida, di protocollo per non essere tracciati ed evitare potenziali guai con la giustizia. Il suo secondo - "Masha", un 22enne figlio di un ricco imprenditore egiziano - era l'uomo del marketing, il "professionista" in grado di attirare clienti e di vendere bene i prodotti. Il terzo socio, anche lui 22 anni, era invece l'addetto al servizio clienti, sempre pronto a rispondere alle potenziali recensioni negative creandone di positive, chiaramente false. 

Perché in fondo il falso era il "core business" della "ditta" dei tre: la "Yourun", un portale web - tra sito e pagine social - specializzato nella vendita di sneakers e scarpe delle migliori marche a prezzi evidentemente fuori mercato. 

Le PostePay e l'attacco Anonymous

A stanare i tre, al termine di un'indagine rapida ma non per questo meno complessa, sono stati gli agenti del commissariato Greco Turro, comandato dalla dirigente Rosanna Chironi, e i poliziotti della Postale, guidati da Lisa Di Berardino. I fari degli investigatori su "Yourun" si sono accesi a inizio gennaio 2021, quando tre diverse persone si sono presentate in commissariato e alla Postale raccontando che un amico aveva più volte chiesto loro di attivare sim telefoniche e carte PostePay con i loro dati anagrafici. 

I tre si erano fidati, convinti che fosse semplicemente un favore tra amici - in cambio di 50 euro -, ma avevano poi scoperto che su quelle carte erano transitate somme di denaro decisamente importanti e avevano così deciso di raccontare tutto alla polizia temendo che dietro ci fosse qualcosa di poco chiaro. 

Da lì, con il coordinamento dei pm Eugenio Fusco e Carlo Scalas, gli agenti hanno dato il via alle indagini riuscendo subito ad arrivare a "Masha" e al capo, che in passato era stato identificato come uno degli hacker di Anonymous che avevano attaccato l'allora parlamentare di Forza Italia, Catia Polidori.

I prestanome, il fornitore in Cina e la bella vita

I poliziotti hanno così pian piano messo insieme i pezzi del puzzle e hanno scoperto che i prestanome - 17 in tutto, ma nessuno di loro indagato - servivano proprio agli affari di "Yourun". L'ex membro di Anonymous e il socio avevano infatti messo in piedi un vera e propria azienda, completata anche dalla presenza di quattro "reclutatori" - tutti 20enni, loro sì indagati - che avevano il compito di procurare i ragazzi a cui intestare le utenze e le carte. 

Il modus operandi, poi, era sempre lo stesso: il capo -  che stipendiava gli uomini della banda con salari tra i 700 e i 1000 euro al mese - teneva i contatti con un fornitore in Cina e spesso lasciava direttamente a lui l'incarico di effettuare poi le spedizioni ai clienti italiani, che acquistavano i prodotti attraverso il sito di Yourun. I pagamenti, chiaramente, avvenivano proprio su quelle PostePay aperte sfruttando i nomi di altri. 

Ma i soldi sulle carte ci restavano poco. I proventi, infatti, venivano immediatamente spostati su un conto tedesco, reinvestiti in operazioni con le cripto valute, usati per fare la bella vita, tra vacanze di lusso, cene in ristoranti di alto livello oppure - per dirla con le parole della dirigente Chironi - "utilizzati per finanziare l'impresa". 

Il giro da 300mila euro e le false recensioni

Sì perché i bilanci, chiaramente ufficiosi, di Yourun sono da impresa vera. Al momento del blitz a casa del capo 23enne, che soffre di un disturbo motorio, i poliziotti nel suo cellulare hanno trovato un mondo: dalla guida per evitare i controlli - con l'obbligo di cancellare conversazioni e tutto il resto ogni tre mesi - fino ai conti della società. 

Soltanto nel 2020, ma i tre avevano di sicuro iniziato molto prima, la Yourun ha avuto 1.172 clienti per un giro di affari di oltre 300mila euro, con un utile stimato di 117mila euro. In un solo anno. Le scarpe - di Gucci, Balenciaga, Nike - comprate dal fornitore cinese a prezzi dai 70 ai 100 dollari venivano infatti rivendute a 250-300 euro ciascuna, il che inevitabilmente consentiva alla banda un guadagno mostruoso. 

E quando qualche cliente si lamentava per i ritardi delle spedizioni o perché si accorgeva che i capi erano falsi - basta fare un giro sui social di Yourun per accorgersene - interveniva il terzo socio dell'hacker e di "Masha", che metteva in moto la macchina social spammando ovunque commenti positivi e ottime recensioni, scritti chiaramente con profili inventati. 

La fine della corsa

Quando gli investigatori hanno chiuso l'indagine, l'esperienza imprenditoriale dei tre è terminata. L'ex Anonymous, nonostante la disabilità motoria, è stato arrestato a fine marzo e portato in carcere perché il giudice per le indagini preliminari ha sottolineato che qualsiasi altra misura cautelare sarebbe stata inadeguata per la sua "scaltrezza nell'avvalersi di strumenti informatici" che potrebbero "determinare occasioni favorevoli all commissione di nuovi reati". Nei giorni scorsi il 23enne è stato scarcerato e il suo legale ha presentato una richiesta di patteggiamento per una pena superiore ai tre anni.

"Masha" - che nel 2018 aveva cercato di aprire una società a Londra con il capo - è stato invece messo agli arresti domiciliari a metà aprile, mentre l'addetto al servizio clienti è stato "colpito" con la misura cautelare dell'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. 

I tre, più i quattro reclutatori indagati, devono rispondere delle accuse, a vario titolo, di "associazione per delinquere finalizzata all'introduzione nel territorio dello Stato di prodotti con marchi contraffatti, truffa, ricettazione, indebito utilizzo di carte di pagamento intestate a terzi e autoriciclaggio". I soldi investiti dalla banda in cripto valute, al momento, non sono stati trovati: una sorta di ultimo colpo di coda dei ragazzi di Yourun. Il loro sito, la loro creatura, è invece ormai offline. 

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