Sabato, 12 Giugno 2021
Cultura

Carlo Giuffrè e Angela Pagano portano in scena "I casi sono due"

Lo spettacolo di Armando Curcio è in programma al Teatro Carcano da giovedì 29 aprile a domenica 9 maggio 2009

Carlo Giuffrè è per la terza volta interprete e regista di “I casi sono due” di Armando Curcio. Messo in scena per la prima volta nel 1982, lo spettacolo è stato ripreso dieci anni dopo. Grande conoscitore e custode della tradizione attorale napoletana, Giuffrè si è dedicato con passione a restaurare un repertorio otto-novecentesco – da Scarpetta a Eduardo a Curcio– con lo scopo di mantenere vivo nella coscienza e nel cuore degli spettatori – come dichiarato nella motivazione dell’assegnazione del prestigioso premio Renato Simoni nel 1999 – il patrimonio di quella meravigliosa arte teatrale.

Scritto nel 1941, “I casi sono due” è, insieme a “A che servono questi quattrini” e a “La fortuna con la effe maiuscola”, tra le più conosciute commedie di Curcio: come quelle, un  perfetto meccanismo teatrale, una vera miniera di situazioni inaspettate, assurde, assolutamente comiche. Debuttò nello stesso anno al Teatro Odeon di Milano con la Compagnia del Teatro Umoristico “I De Filippo”, protagonisti Eduardo e Peppino. Il personaggio del cuoco Gaetano Esposito fu il prototipo di quel Pappagone che, molti anni dopo, regalerà a Peppino uno straordinario successo televisivo.

Il vecchio barone Ottavio Del Duca, che non ha avuto figli dalla moglie, decide di ricercare un figlio illegittimo avuto da giovane e che ora dovrebbe avere 24 anni. Ritrova il figlio proprio in casa sua: è il cuoco Gaetano Esposito, che ha fama di essere un imbroglione, bugiardo e vizioso. Il barone è deluso, ma cerca, attraverso buoni consigli, di renderlo un uomo migliore. Improvvisamente, l'agenzia che era stata incaricata della ricerca, gli presenta un altro giovane, scusandosi dell'errore precedente. Il barone accoglie quindi in casa il nuovo figlio, un tipo sbiadito, senza personalità, che gli fa rimpiangere la sfrontatezza del cuoco mascalzone. Nuovamente deluso, ma non ancora rassegnato, fa ricercare, con successo, la coppia di pescatori che ha allevato il bambino. La coppia gli racconta che l'unico particolare che ricordano è che il bambino aveva una voglia sul sederino, proprio come Gaetano Esposito!. Il barone, al colmo della felicità, comunica nuovamente a Gaetano che lo riconosce come figlio, ma il cuoco, temendo che il padre cambi ancora idea, riempie la valigia con l'argenteria di casa e se la svigna.

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