Piccolo Teatro: per poter nominare il direttore ("bloccato" dai veti) verrà allargato il cda

Il cda passerà da sei a otto membri per "neutralizzare" quelli di Regione Lombardia

Il consiglio d'amministrazione del Piccolo Teatro sarà allargato e passerà a otto membri (ora sono sei), in modo da superare lo stallo che impedisce, da mesi, di nominare il prossimo direttore del teatro, che sarà Claudio Longhi, ora a Emilia Romagna Teatro, un passato proprio al Piccolo come assistente di Luca Ronconi e docente alla scuola.

Il consiglio d'amministrazione è composto da sei membri: Marilena Adamo e Salvatore Carrubba (nominati dal Comune di Milano), Angelo Crespi e Emanuela Carcano (Regione), Marco Accornero (Camera di Commercio) e Andrea Cardamone (Ministero). I due consiglieri di Regione Lombardia continuano a non presentarsi alle riunioni.

L'ultima volta il 16 settembre, quando la maggioranza assoluta (per la prima volta dopo mesi) avrebbe potuto nominare Longhi, se solo il numero legale fosse stato raggiunto. In questi giorni, evidentemente, si è riscontrata l'impossibilità di accordarsi con i consiglieri nominati dalla Regione, pertanto si va verso la "prova di forza", consentita ovviamente dallo Statuto del Piccolo Teatro, e verso l'allargamento del cda.

Longhi, in estate, "chiamato" dal cda tra i candidati, aveva rinunciato; ma visto lo stallo, che divideva anche i rappresentanti di Comune di Milano e Ministero dei Beni Culturali, il presidente del cda Salvatore Carrubba gli aveva chiesto di ripensarci, e lui aveva a quel punto accettato. Ma Regione Lombardia, per motivi non chiari, non aveva digerito il suo nome, e ha fatto ostruzionismo.

Le proteste dei lavoratori

A settembre si sono fatti sentire anche i lavoratori del Piccolo Teatro, per contestare i contorni entro cui, in tre mesi, non si era riusciti a trovare la "quadra" per il nome del nuovo direttore. I lavoratori hanno parlato di «spettacolo deprimente e irritante» di candidature contrapposte, difendendo comunque i candidati («personalità di alto livello culturale e di solida esperienza professionale») e parlando di mancato rispetto anche nei loro confronti, oltre che dell'istituzione teatrale e dei lavoratori, ma soprattutto nei confronti «della cittadinanza e del pubblico», visto che il teatro vive per il suo pubblico ed è di proprietà pubblica.

"Fumi" di guerra dalla Regione

In Regione Lombardia non si sono fatte attendere le prime, negative, reazioni. Ne ha parlato ad esempio Gianluca Comazzi, consigliere regionale di Forza Italia, secondo cui «per tempistiche e modalità, la cooptazione di due nuovi membri nel cda del Teatro Piccolo ha il sentore di un blitz». E ha aggiunto: «Non vorremmo che l’obiettivo fosse eleggere un direttore senza il parere dei due consiglieri espressi da Regione Lombardia».

L'esponente della maggioranza in Regione ha concluso augurandosi che la scelta del direttore «avvenga in maniera condivisa, senza forzature da parte di nessuno. Se il cda, sfruttando un cavillo dello statuto, intendesse escludere Regione Lombardia da una decisione così importante, si tratterebbe di uno sgarbo istituzionale senza precedenti». 

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Il sindaco di Milano Beppe Sala ha invece detto di rimettersi al cda sulla cooptazione di due nuovi membri e ha aggiunto: «Con Fontana ci parlo ma se per la Regione questa può essere una cosa importante per me è vitale da sindaco di Milano, quindi è vitale risolvere questa vicenda».

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