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Cultura Duomo / Piazza del Duomo

Il Duomo "ucciso dalla logica commerciale": il prete si scaglia contro il biglietto di ingresso

Il sacerdote ha criticato il ticket di ingresso sul suo blog: "Così è diventato un monumento"

Il Duomo di Milano? "Un monumento" e ancora "un museo". È il pensiero di don Sergio Massironi, sacerdote degli oratori di Cesano Maderno, insegnante di religione nelle scuole superiori e collaboratore di don Walter Magnoni alla guida dell'Ufficio diocesano per la Pastorale sociale e il Lavoro. "Quel che domani non dirò dal pulpito, oggi vorrei dire qui", ha scritto don Sergio nella tarda mattinata di sabato su Facebook dove ha "lanciato" la sua riflessione, postata sul suo blog a Misura d'uomo

Milano, ore di coda per visitare il Duomo

"Il nostro duomo è entrato nel circolo del consumismo turistico globalizzato — tuona in un passaggio della riflessione —. È divenuto un oggetto oleografico, le cui vetrate vengono illuminate la sera dall’interno, attraverso dispendiosi e invasivi fari led appesi alle volte, per contribuire a un pittoresco passeggio serale in centro. Esiste una teologia della grazia, che chiede piuttosto di entrare nella cattedrale di giorno per essere avvolti della magia della luce e dei colori, diventando parte della storia narrata. Dal 2015, invece, di giorno si paga per entrare, data la scarsità di fondi che ne minaccia il mantenimento; di notte gli sponsor non badano a spese, pur di offrire all’esterno un grazioso spettacolo. Perché non chiedere a questi mecenate di intervenire a consentire il libero ingresso diurno di tutti? Perché non rendere ogni terza domenica di ottobre, festa della Dedicazione, cornice di una grande e popolare raccolta fondi per il Duomo, che coinvolga tutti gli strati di una società civile vivace e ancora significativamente 'ambrosiana'?", si interroga don Sergio.

"In tempi di nuova evangelizzazione, in cui Francesco, come i suoi predecessori, parla instancabilmente di missione, di accoglienza e di ospitalità, un’improvvida scelta ha mutato il duomo in un museo: si è ceduto alle ragioni economiche a discapito di quelle religiose e simboliche, trasformando quella che era una cattedrale viva, sempre abitata da persone alla ricerca di riposo, di contemplazione e di bellezza, in un gettonatissimo 'monumento' — prosegue la riflessione —. Per di più in maniera bugiarda, annunciando che il biglietto sarebbe durato solo per il periodo di Expo, come se ci si potesse giocare impunemente della buona fede e della memoria dei milanesi". 

Secondo il sacerdote ilt ticket avrebbe cambiato il Duomo: "Lo statuto della chiesa, introdotto un ticket, cambia radicalmente: lo spazio santo della gratuità di Dio, della fraternità, del Regno con la sua universale destinazione viene “patrimonializzato”, ridotto a bene culturale retto dalla logica commerciale della fruizione remunerata. Interessante che Presidente della Fabbrica del Duomo, coerentemente, sia stato scelto la scorsa estate il dr. Fedele Confalonieri, uomo di cui Silvio Berlusconi per primo ha riconosciuto le virtù manageriali".

Per don Sergio c'è una sola strada da intraprendere: "Il coraggio di tornare indietro, di rinunciare a un facile guadagno per tornare alla gratuità, di spalancare di nuovo le porte della cattedrale a tutti sarebbe il grande segno di una chiesa viva, ospitale e 'in uscita' — continua don Sergio —. Rimarcherebbe un elemento tanto evidente quanto disatteso: che il Duomo non è anzitutto il capolavoro gotico amministrato dalla Fabbrica, né la chiesa gestita dall’Arciprete, ma la Cattedrale del Vescovo che anche nella sua forma e gestione cerca di esprimerne lo stile evangelico. Lo è già nelle grandi, splendide celebrazioni pontificali. Chissà se occorrerà un nuovo San Carlo, a restituire la cattedrale ogni giorno ai milanesi".x

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