Piccolo Teatro, il cda si allarga per "aggirare" l'opposizione della Regione sul nuovo direttore

Da mesi il Piccolo è senza il successore di Escobar. Comune e Ministero puntano su Longhi ma la Regione si oppone e finora ha messo in stallo il cda

Passa da sei a otto membri il consiglio d'amministrazione del Piccolo Teatro di Milano: come annunciato, sono stati cooptati Mimma Guastoni (presidente di TeatriXMilano, a lungo a Casa Ricordi) e Lorenzo Ornaghi (ex ministro dei Beni Culturali ed ex rettore della Cattolica), utilizzando una norma statutaria molto vecchia, mai usata prima ed effettivamente irrituale. Ma necessaria a superare uno stallo che stava diventando inaccettabile: il Piccolo, da mesi, è bloccato sulla nomina del direttore dopo le dimissioni anticipate di Sergio Escobar, che comunque avrebbe concluso il mandato in autunno. 

Fino ad ora, l'opposizione dei due membri di Regione Lombardia (Angelo Crespi e Emanuela Carcano) non consentiva il numero legale, perché i due non si presentavano ai cda, nonostante ormai la maggioranza assoluta (gli altri quattro membri) avesse deciso di nominare direttore Claudio Longhi, presidente di Emilia Romagna Teatro, a lungo al Piccolo come assistente di Luca Ronconi e docente della scuola interna. 

Non che fosse stato semplice arrivare a un nome condiviso dagli altri membri, tutt'altro. Longhi, già inserito in una prima rosa di candidati, aveva dapprima rinunciato, poi era stato corteggiato nei mesi estivi e aveva "ceduto". Ma l'opposizione dei consiglieri nominati dalla Regione ha finora impedito la nomina. Rispetto agli altri candidati, Longhi mette d'accordo almeno i membri del Comune (il presidente del cda Salvatore Carrubba e Marilena Adamo), della Camera di Commercio (Marco Accornero) e del Ministero (Andrea Cardamone). 

Durante la seduta di giovedì, che ha deliberato la cooptazione, assente Crespi per altri impegni, la Carcano, rappresentante del Pirellone, ha chiesto che venisse messa a verbale la sua indignazione, poi si è astenuta. La settimana prossima si voterà per il nuovo direttore, anche con l'assenza di Crespi e della Carcano. Formalmente rimangono in lizza tutti i candidati, ed infatti i nuovi membri hanno già ricevuto i curriculum degli "aspiranti": oltre a Longhi, Marco Giorgetti, Filippo Fonsatti e Antonio Calbi.

Toni da guerra

Come già la settimana scorsa, quando è stato annunciato l'allargamento per cooptazione, la Regione Lombardia non resta a guardare. Stefano Bruno Galli, assessore alla cultura in Regione, ha parlato di «inaccettabile forzatura istituzinale» con l'obiettivo di nominare il nuovo direttore «imposto dal Ministero e dal Comune». Galli ha rivendicato il ruolo della Regione «che negli ultimi due anni ha salvato il Piccolo dal default» e ha «sostenuto la linea della trasparenza e del merito». Ha poi parlato di «risposta becera e arrogante» da parte del sindaco di Milano Beppe Sala, dell'assessore milanese alla cultura Filippo Del Corno e del presidente del cda Salvatore Carrubba. «Non si gestiscono così le istituzioni; così si svillaneggiano e si violentano», ha concluso Galli.

La replica del Partito Democratico non è da meno: toni e argomenti "a specchio". «Se c'è un becero è il presidente della Regione Attilio Fontana», hanno affermato Silvia Roggiani (segretaria del Pd in Città metropolitana) e Filippo Barberis (capogruppo a Palazzo Marino), definendo «indecente» l'ostruzionismo di questi mesi da parte della Regione: «In un momento di difficoltà come quello che stiamo vivendo, specie per il mondo della cultura, ci saremmo aspettati da Regione Lombardia il massimo impegno per sostenere e valorizzare una delle realtà simbolo di eccellenza nel mondo, invece abbiamo assistito all'ennesimo imbarazzante giochino politico da parte della giunta lombarda. Una giunta che è arrivata a paralizzare, per mesi, il Piccolo pur di imporre un suo nome».

Il timore latente è che la Regione decida di fare mancare il suo appoggio finanziario per "vendetta". Una decisione che peserebbe come un macigno sui bilanci del Piccolo Teatro, che si sostiene grazie al denaro pubblico (non solo regionale, ovviamente) e, grazie al denaro pubblico, ha potuto tra l'altro organizzare una stagione estiva all'aperto (anche in periferia) subito dopo il lockdown, mentre la gran parte degli altri teatri in tutta Italia è tuttora chiusa. 

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