La Sala delle Asse riapre: il capolavoro di Leonardo torna accessibile al Castello Sforzesco con un nuovo look

Il genio rinascimentale lo dipinse dopo aver ultimato il Cenacolo, dal 23 luglio sarà possibile visitarlo

Foto Ig/esstille

La Sala delle Asse leonardesca riaperta al pubblico (temporaneamente). Accadrà da giovedì 23 luglio quando lo spazio tornerà a essere visibile in una nuova forma: libera dalle strutture fisiche e multimediali dell’installazione 'Leonardo mai visto' - che hanno accolto quasi 350mila visitatori in occasione del Cinquecentenario della morte di Leonardo da Vinci.

Grazie a un'illuminazione essenziale sarà possibile ammirare la Sala, il monocromo restaurato e i disegni leonardeschi emersi durante il restauro delle pareti, in attesa di ospitare da settembre il ponteggio per la prosecuzione del cantiere di diagnostica e di restauro. Dei supporti multimediali audio e video che facevano parte integrante dell’installazione 'Leonardo mai visto', invece, l’audioguida disponibile al bookshop e le schede di sala, scaricabili anche attraverso Qr Code, racconteranno la sua storia con descrizioni puntuali e dettagliate, accessibili anche ai non vedenti link.

La Sala è visitabile lungo il percorso del Museo d’Arte Antica, accessibile tramite l’acquisto del biglietto (5 euro) che consente di visitare anche tutti i restanti musei del Castello aperti al pubblico (il Museo della Pietà Rondanini, il Museo d’Arte Antica, il Museo delle Arti Decorative e il Museo degli Strumenti Musicali).

Pur non essendo obbligatoria, la prenotazione sul sito è consigliata per consentire una migliore gestione della visita e assicurarsi l’ingresso. I visitatori potranno comunque accedere alle collezioni, sempre nei limiti della capienza prevista per ogni fascia oraria, acquistando il biglietto all’ingresso del museo. I Musei del Castello sono aperti nelle giornate di giovedì e venerdì, dalle ore 11 alle 18 (ultimo ingresso ore 17).

La storia della Sala

La Sala delle Asse ha necessariamente seguito, negli ultimi cinque secoli di storia, la stessa tormentata sorte del Castello, ricostruito su ordine degli Sforza a metà del Quattrocento come ampliamento del visconteo Castello di Porta Giovia. Per trasformarlo in luogo di delizie, invece che roccaforte militare, gli Sforza assoldarono i migliori architetti e le migliori intelligenze del Rinascimento: Donato Bramante, il Filarete, Bartolomeo Gadio, il Bramantino e, appunto, Leonardo da Vinci. Passato ai Francesi (nel 1500), agli Spagnoli (nel 1535), agli Austriaci (nel 1714) e poi ancora ai Francesi di Napoleone (nel 1796) per tornare agli Austriaci (nel 1815) e finalmente al Regno d’Italia (nel 1861), il Castello fu utilizzato come caserma e come stalla, e la Sala delle Asse fu adattata ai diversi usi che la guerra impone, così che la decorazione progettata da Leonardo venne coperta da strati su strati di calce.

Ma la certezza documentale che Leonardo avesse lavorato in quella Sala nel 1498 su incarico di Ludovico il Moro, poco dopo aver terminato il Cenacolo, fece sì che durante la ricostruzione del Castello, terminata nei primissimi anni del Novecento, si scoprisse una straordinaria radice (detta Il Monocromo perché disegnata a carboncino) alla base di un grande, illusionistico, pergolato di diciotto alberi di gelso, legati con corde annodate, che si intrecciano sulla volta della Sala sorreggendo uno stemma e le targhe sforzesche. L’attribuzione a Leonardo del Monocromo avvenne solo negli anni Cinquanta, durante un restauro 'integrativo' della decorazione della volta, perché inizialmente era stato ritenuto un intervento secentesco, slegato dal progetto pittorico originario che occupava tutto il soffitto della Sala. Il cantiere di studio e restauro - aperto nel 2013 per iniziativa del Castello e sospeso per sei mesi solo in occasione di Expo Milano 2015 - ha portato alla luce nuovi segni del disegno preparatorio di Leonardo, nel quale anche il Monocromo si inserisce perfettamente: tronchi, rami, paesaggi all’orizzonte, che definiscono un progetto colossale che occupa ogni centimetro della vasta Sala (15x15 metri per oltre 10 di altezza), trasformandola in un gigantesco trompe l’oeil.

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