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Giovedì, 19 Maggio 2022
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Si va verso la "Grande Moschea". No compatto del centrodestra

La giunta - con un percorso iniziale di piccoli centri culturali islamici - vede all'orizzonte la "Grande Moschea" milanese. Insorge il centrodestra: "Sì a piccoli luoghi di preghiera. Al resto ci opporremo con forza"

Il progetto di una Grande Moschea a Milano esce confermato dal confronto iniziato oggi tra il Comune e le comunità musulmane della città. Ma la priorità sarà quella di 'riordinare' i centri culturali e di preghiera nei quartieri, in modo da creare una rete di piccoli luoghi di culto in ogni zona della città entro un anno. Quanto basta per far insorgere l'opposizione che se si dice favorevole alle 'piccole moschee' ribadisce il suo "no fermo e deciso" alla Grande Moschea.

"NON VERRA' ACCANTONATA LA GRANDE MOSCHEA" - Dopo un'ora e mezza di incontro a Palazzo Marino, il vicesindaco Maria Grazia Guida e gli assessori alla Sicurezza Marco Granelli e al Benessere Chiara Bisconti comunicano l'impegno preso dalla Giunta, ovvero l'intenzione di "riconoscere e creare luoghi di culto nei quartieri della città per uscire dalla modalità delle soluzioni tampone che non sono degne di una città come Milano". Il progetto della Grande Moschea, seppur spostato più in là nel tempo, non viene accantonato così come quello di trovare, per il prossimo anno, uno spazio adatto per il Ramadan, in modo che "quello di quest'anno sia l'ultimo affrontato in emergenza".

"UN SUCCESSO CHE ASPETTAVAMO DA 20 ANNI" - La nuova tabella di marcia (sintetizzata dal direttore del centro islamico di viale Jenner Abdel Hamid Shaari nella metafora: "Prima pensiamo alle tante parrocchie nei quartieri, poi al Duomo") nasce dopo il vertice con i rappresentanti di una decina di comunità musulmane milanesi riuniti sotto la nuova sigla Caim. Un incontro festeggiato da Shaari come "un successo che aspettavamo da 20 anni" e che avrà il primo appuntamento 'operativo' il 14 settembre, quando insieme si procederà a una 'mappatura' dei quartieri per trovare le soluzioni ai casi dei diversi centri, con un occhio ai temi della sicurezza e della partecipazione dei residenti delle zone della città. L'importante però è uscire "dall'impostazione radicale da scontro semplificato su 'moschea si', moschea no", ha spiegato il vicesindaco.

NO COMPATTO DALL'OPPOSIZIONE - Un 'No' compatto alla Grande Moschea sul modello romano è intanto arrivato dal centrodestra. Il progetto "é improponibile perché non ci sono le condizioni - ha sostenuto il capogruppo Pdl Carlo Masseroli - né urbanistiche, né infrastrutturali, né di convivenza civile". Una posizione che accomuna il Pdl e la Lega che con Matteo Salvini ha annunciato battaglia. "Una valanga di firme li fermerà", ha affermato l'esponente del Carroccio, visto che "penso che chi ha votato Pisapia, specie nelle periferie, non l'abbia votato per questo. Contrasteremo questa avanzata con tutti i mezzi - ha aggiunto -, perché alcune di queste associazioni vivono nell'illegalità e nell'abuso". Più conciliante è invece la posizione sui tanti piccoli luoghi di preghiera. "E' lo stesso indirizzo approvato all'unanimità dal passato Consiglio comunale", ha sottolineato Masseroli che ha poi però chiesto il "rispetto delle regole con verifiche puntuali e che non ci sia nessun intervento del pubblico". Insomma "non è il Comune che si deve far carico di trovare gli spazi - ha concluso l'ex vicesindaco Riccardo De Corato (Pdl) -. Se ce li hanno e sono a norma va bene, altrimenti se sono fuori legge, come sono in gran parte al momento, vanno chiusi". (ansa)

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