Agriturismi, svolta sovranista in Lombardia: vietati pesce e vino da fuori regione

Un'eccezione per i vini di province attigue. Le nuove norme. Solo un contrario: 5 Stelle e Pd si astengono

Foto repertorio: un agriturismo lombardo

Sovranismo in salsa lombarda per i 1.650 agriturismi della regione. I consiglieri (con 43 voti a favore, 1 contrario e 26 astenuti) hanno modificato la legge regionale che regola queste strutture imponendo tra l'altro obblighi stringenti sulla provenienza dei cibi per i pasti: pesce e vino devono provenire dalla Lombardia, con l'eccezione del vino di province attigue a quella dell'agriturismo. 

In casa Lega (con il consigliere Giovanni Malanchini e l'assessore Fabio Rolfi) traducono questa norma con la volontà di «trasformare gli agriturismi in vetrine dell'eccellenza del nostro Made in Lombardy». Per Rolfi, in particolare, «è impensabile trovare nei nostri agriturismi vini provenienti da altre regioni». Un'eccezione, come si diceva, c'è, ma molto limitata. Il vino del Monferrato, per esempio, potrà essere consumato negli agriturismi della provincia di Pavia, che confina con quelle di Alessandria e Vercelli, mentre negli agriturismi della città metropolitana di Milano si potrà al massimo consumare vino non lombardo proveniente dal Novarese.

La disciplina aumenta poi la soglia minima di prodotti aziendali utilizzati nei pasti, dal 30 al 35%; fissa inoltre al 20% la quota massima di prodotti acquistati nei circuiti della grande distribuzione e all'80% (salvo, come si diceva, pesce e vino) la quota minima di prodotti provenienti dalla Lombardia. Le strutture potranno poi offrire un massimo di 160 pasti al giorno e mettere a disposizione non più di 100 posti letto al giorno, anziché 60 come finora.

Nel provvedimento sono stati inseriti anche alcuni elementi di semplificazione della burocrazia ad esempio in caso di passaggio generazionale della gestione dell'agriturismo. E nelle colazioni la percentuale di prodotti d'azienda scende dal 50 al 40%. Con un ordine del giorno collegato al provvedimento (promosso dalla dem Antonella Forattini) il consiglio ha impegnato la giunta a definire un regolamento sull'ippoturismo, in particolare sulle lezioni di avviamento all'equitazione.

Pd e 5 Stelle astenuti

Soddisfatto a metà il Partito Democratico, che si è astenuto anziché votare a favore perché, come spiega Matteo Piloni, i posti letto massimi sarebbero dovuti rimanere 60 («portarli a 100 snatura l'agriturismo, che non è un albergo») e perché «si è voluto eccedere nel voler "lombardizzare" questo settore», riferendosi alla chiusura totale nei confronti del vini e dei pesci di altre regioni (con l'eccezione dei vini di province confinanti). «E' cme dare una sorta di "daspo" al Morellino di Scansano perché toscano o al Picolit perché friulano», il commento di Piloni.

Si è astenuto anche il Movimento 5 Stelle, i cui consiglieri condividono la quantità di prodotti propri da servire agli ospiti (si è detto: scende al 40% per le colazioni e sale al 35% per i pasti), ma non l'aumento dei posti letto massimi (da 60 a 100). Totalmente schierata a favore delle modifiche è la Coldiretti lombarda, secondo cui sono 8 milioni le persone che ogni anno mangiano negli agriturismi lombardi. «Alla base del successo c’è la possibilità di mangiare i piatti della tradizione, i cui segreti sono conservati da generazioni nelle campagne. Il cibo rappresenta il vero valore aggiunto delle vacanze in Lombardia, regione che può contare su un’agricoltura in grado di produrre oltre trecento tesori della tavola certificati, con 34 tra Dop e Igp, 41 denominazioni vinicole tra Docg, Doc e Igt e 251 prodotti tradizionali». E pace se non si troveranno più, a tavola, il pesce spada, l'Aglianico o il Bordeaux.

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