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Mercoledì, 1 Dicembre 2021
Economia

British Telecom: presidio e manifestazione per tornare a discuterne

Preoccupati i sindacati: "Al momento ci sono più di 50 persone in cassa integrazione a zero ore, entro marzo 2011 arriveremo ad una riduzione di 200. Il nostro timore è che dietro a questi tagli del personale si nasconda la volontà di delocalizzare all'estero"

british-telecom-presidioNuova ondata di cassa integrazione per 216 lavoratori di British Telecom, per crisi per riorganizzazione, stavolta, la precedente era già scattata, dopo un anno di sacrifici, per crisi strutturale. "Come rappresentanti sindacali abbiamo ovviamente rigettato la proposta unilaterale perchè pensiamo che questa azienda debba rimanere sul mercato italiano e garantire un piano di stabilità e un futuro ai 1100 dipendenti". E' quanto ha affermato Rosanna Favulli, rappresentante della Fistel CISL in occasione del presidio davanti alla sede principale di via Tucidide, a Milano, la richiesta principale dei lavoratori è quella di riaprire un tavolo di discussione "che porti a soluzioni alternative rispetto alla proposta che è stata fatta".


La manifestazione, ieri in mattinata, ha raggiunto il consolato inglese, a Roma la meta è stata Montecitorio, "perchè riteniamo che sia importante coinvolgere la casa madre e le istituzioni, è già stato chiesto un incontro anche con il Comune la Provincia e la Regione che si sono dette disponibili ad un dialogo.


"Al momento ci sono più di 50 persone in cassa integrazione a zero ore, settimana prossima ne partiranno altrettante ed entro la fine di marzo 2011 arriveremo ad una riduzione di 200 persone - ha affermato Favulli - La presenza dell'azienda in Italia sarà dimezzata, il nostro timore è che dietro a questi tagli del personale si nasconda la volontà di delocalizzare all'estero le attività: molte sono già state spostate in paesi come la Romania, l'Ungheria e l'India".


"Mancano progetti e strategie a lungo termine, noi lavoratori non abbiamo certezze e prospettive occupazionali - ha affermato Enrica Riva, dipendente di British Telecom e rappresentante sindacale - Con questo sciopero speriamo di giungere ad un accordo con l'azienda per cui ci sia un'apertura e una mobilità volontaria e anche un'integrazione al reddito. Così è difficile tirare avanti, come secondo la richiesta che ad oggi è di 2 anni di cassa integrazione straordinaria. Vorremmo ci fosse concessa mobilità professionale, anche all'interno dell'azienda, proprio come avviene presso la casa madre."

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