Sabato, 18 Settembre 2021
Economia

Il ritorno della canapa in Lombardia: nel 2006 zero ettari, oggi 150

Fino agli anni '40, l'Italia era il secondo produttore mondiale

Canapa

Si parla da tempo del ritorno della canapa in Italia: il nostro Paese, fino agli anni '40, era il secondo maggior produttore del mondo dopo l'Unione Sovietica con 100 mila ettari. Poi, il boom economico ha imposto sul mercato le fibre sintetiche e l'industrializzazione progressiva ha fatto il resto, fino a far praticamente scomparire la coltivazione di questa pianta. Ma un ruolo lo ha anche giocato la criminalizzazione delle sostanze stupefacenti.

Nel 2006, per dire, in Lombardia nemmeno un ettaro di terreno era coltivato a canapa. Oggi, registra la Colidiretti, gli ettari sono invece 150, segno che c'è un ritorno d'attenzione. Parliamo, s'intende, della pianta a basso contenuto di Thc, il principio psicoattivo, l'unica legalmente coltivabile. 

In tutta Italia sono circa 4 mila gli ettari coltivati. Ma che cosa si ricava dalla canapa? Un po' di tutto: olio antinfiammatorio, bioplastiche, tessuti per arredamento e abbigliamento, ma anche biscotti, pasta, fiori per infusi, cosmetici. Gli imprenditori lombardi della canapa, per esempio, producono in particolare birra, olio per cucinare, tisane e creme.

Il giro d'affari nazionale è potenzialmente di oltre 40 milioni di euro. E proprio a Milano, in questi giorni, si apre il secondo Salone della canapa, in programma fino a domenica 30 settembre all'officina Ventura.

Si parla sempre più spesso di cannabis ad uso terapeutico: per il momento, è prodotta esclusivamente nello stabilimento farmaceutico militare di Firenze, ma esistono diverse proposte per l'autocoltivazione da parte dei malati. Queste proposte, però, non sono mai arrivate all'approvazione da parte del Parlamento.

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