Lombardia, "strage" di imprese in crisi per il lockdown: da 400 a 18 mila

Alle stelle anche il ricorso alla cassa integrazione. I numeri nel rapporto semestrale Fim-Cisl

Foto di Kateryna Babaieva da Pexels

Da 400 a oltre 18 mila. Sono le aziende colpite dalla crisi in Lombardia, rispettivamente a fine 2019 e a giugno 2020. La fotografia arriva dal rapporto dell'osservatorio Fim-Cisl Lombardia (il sindacato dei metalmeccanici della Cisl) relativo al primo semestre del 2020.

I numeri esatti: 18.673 aziende colpite dalla crisi a giugno 2020, 392 a fine 2019, con un incremento del quattromila e 664 per cento. Tradotto in numero di lavoratori coinvolti, da 17.288 si è passati a 382.885. Evidente l'impatto profondo del coronavirus e del lockdown, che si traduce anche nel ricorso alla cassa integrazione ordinaria per 14.468 aziende (contro le 359 di fine 2019) per un numero di lavoratori in cassa pari a 339.248 contro 15.343. La cassa in deroga invece è stata utilizzata da ben 4.195 imprese contro le 24 del semestre precedente, per un totale di 43.531 lavoratori contro 1.762.

«I dati dimostrano quanto sia necessario che il piano di utilizzo del Recovery Fund si concentri su transizione tecnologica, formazione e politiche attive, investimenti a favore dei soggetti più deboli», commenta Andrea Donegà, segretario generale Fim-Cisl Lombardia. E poiché permane il divieto di licenziamento, il sindacato teme anche un contraccolpo occupazionale nel 2021.

Bergamo il territorio più colpito

«Temiamo che i lavoratori più colpiti, alla fine, saranno quelli a salario più basso, occupati in attività a bassi contenuto tecnologico e valore aggiunto, ai margini delle catene globali delle produzioni - sottolinea Donegà -. Il rischio è quello di aumentare le disuguaglianze e la forbice tra alte professionalità, che possono lavorare anche da remoto, e quelle più povere dal punto di vista dei contenuti professionali, con mansioni ripetitive o che necessitano di lavoro in presenza e in prossimità, una condizione resa difficile dal distanziamento».

La "ricetta" proposta dal sindacato è quella di rispondere con un investimento straordinario in formazione e riqualificazione. I territori più colpiti nel semestre del lockdown sono quelli di Bergamo (il 23,88% sul totale dei lavoratori di aziende in crisi in Lombardia), Brescia (il 17,62%), Monza Brianza (il 15,36%) e Milano (il 13,36%).

In Lombardia le filiere più innovative

«Nella nostra Regione ci sono le filiere produttive maggiormente interessate dai processi di innovazione e al centro del cambiamento tecnologico in corso: automotive (componentistica), macchine utensili, nanotecnologie, sistema spazio e satelliti - conclude Donegà -. Sono alcune delle principali filiere di eccellenza italiana, che hanno bisogno di essere sostenute nella transizione tecnologica che le sta riguardando e che sono in grado di generare ulteriore occupazione. È fondamentale anche l’impegno di Regione Lombardia sulle infrastrutture digitali, spingendo anche sul 5G, sulle politiche attive legate alle esigenze del territorio e delle imprese locali per favorire occupazione e competitività aziendale e sul sostegno all'internazionalizzazione delle produzioni».

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