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Economia

Saracinesce chiuse: 500 negozi in meno in tre anni

L'allarme lanciato dall'Epam: "Distretti per non farci concorrenza nello stesso quartiere e maggiore tutela dalle istituzioni". Tengono i commercianti stranieri

I negozi chiudono per la crisi economica. Si sapeva, ma ora c'è anche un dato che lo certifica. Lo fornisce l'Epam, la loro organizzazione più rappresentativa in città. Si parla di quasi 500 saracinesce abbassate per sempre dal 2009, corrispondenti al 4,3% in meno. E c'è di più: il dato sarebbe ancora peggiore considerando soltanto gli imprenditori italiani. Nel primo semestre del 2012, infatti, i nuovi iscritti alla camera di commercio sono 307 stranieri e 304 italiani, mentre a cancellarsi (e chiudere il negozio) sono stati 476 italiani e soltanto 146 stranieri.

Le tasse, il caro-affitti, le banche che non concedono più molti prestiti. Queste in sintesi le cause della crisi delle saracinesche. Ciò si ripercuote, ovviamente, sulla tenuta dei negozi, ma anche sulla rinuncia ad avere lavoratori dipendenti, che per alcuni commercianti costano troppo. Nel caso delle imprese familiari, invece, anziché dare il testimone ai figli si va maggiormente in pensione chiudendo bottega. Il commercio a Milano, insomma, non è certo un terreno fruttuoso oggigiorno.

Ma cosa chiedono i commercianti alle istituzioni? Secondo l'Epam sarebbe opportuno valorizzare o creare i distretti commerciali, quindi reti di autotutela anziché concorrenza reciproca tra negozi di vicinato. E poi maggiore tutela da parte delle istituzioni, in forza della valenza sociale dei negozi di quartiere come presidio del territorio e servizio indispensabile per le fasce deboli della popolazione, che non possono recarsi negli ipermercati, nei centri commerciali o comunque altrove per fare i loro acquisti. Certo, in tempi di "magra" è una richiesta impegnativa. Il comune saprà trovare soluzioni per favorire il piccolo commercio?

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