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Domenica, 5 Dicembre 2021
Economia

Crisi economica: vendite nei negozi in calo fino al 50% Male le periferie

La crisi economica nel settore delle piccole attività commerciali: vendite in calo dal 30 al 50% e a rimetterci sono soprattutto gli esercizi commerciali della periferia dove “già prima della crisi era difficile far quadrare i conti". Parte il nostro viaggio nella crisi raccontata dai negozianti

I dati che vengono diffusi sulla crisi economica da quando se n'è iniziato a parlare riguardano soprattutto le produzioni industriali ma esiste una categoria di attività commerciali più piccole che, se pur indirettamente, risente ogni giorno dei problemi delle economie nazionali: sono tutti quei negozi inseriti nel tessuto urbano; piccole entità economiche se prese unitariamente, grandi attività se considerate complessivamente. 

Gli indicatori economici segnalano un aumento generale del tasso di disoccupazione, ciò si traduce con la diminuzione del denaro che i consumatori sono in grado di spendere per l’acquisto di beni e servizi e, conseguentemente, in una diminuzione degli utili dei commercianti.

È possibile tracciare una mappa della crisi in una città come Milano? Abbiamo chiesto a qualche commerciante in diversi punti della città cercando di differenziare i tipi di esercizio: alimentari, abbigliamento e calzature, gioielli, negozi sportivi, cartolerie. Le risposte sulla diminuzione degli introiti sono sempre le stesse: le vendite sono calate nello scorso anno in una percentuale che varia dal 30 al 50% rendendo molto difficile la sopravvivenza di molti negozi, specialmente in periferia.

“Un negozio vicino al centro” – ci spiega il proprietario di un piccolo frutta e verdura - “risente meno di questa crisi perché c’è meno competizione con i grossi supermercati e poi i clienti sono soprattutto persone benestanti: non avevano problemi di soldi prima della crisi e anche adesso possono permettersi di spendere più o meno le stesse cifre”.  “in periferia” –prosegue – “le cose vanno peggio; già prima della crisi era difficile far quadrare i conti, adesso anche abbassando al limite i prezzi le persone vogliono spendere meno. Oggi la spesa media di un cittadino è la metà di quella di qualche anno fa”.

Anche per i negozi di abbigliamento e di calzature le cose non vanno meglio: la maggior parte dei clienti aspettano i saldi stagionali e negli altri periodi dell’anno i conti sono quasi sempre in rosso. “Purtroppo però l’affitto del negozio arriva ogni mese, non solo quando ci sono i saldi” afferma il titolare di un negozio di scarpe in corso San Gottardo. Insomma: il consumatore è sempre più attento al risparmio; quando può sceglie di acquistare nei grandi magazzini, dove i prezzi sono generalmente più bassi e decide di rivolgersi ai piccoli dettaglianti quando gli articoli sono scontati.

Chiediamo quindi ai negozianti che cosa, secondo loro, hanno fatto e dovrebbero fare le istituzioni per aiutarli. “La situazione è difficile ma c’è poco da fare” – spiega un cartolaio – “bisogna solo aspettare e sperare che il clienti ritornino. Sono vent’anni che ho questo negozio e fortunatamente non ho un mutuo da pagare, il grosso problema è per quelli che si sono indebitati per la licenza o per i locali; non riescono più a pagare le rate e sono costretti a chiudere”. 

È proprio questa una delle preoccupazioni maggiori: l’apertura di un’attività è un’operazione onerosa che in pochi possono permettersi senza chiedere prestiti alle banche. Le scadenze arrivano, inesorabili, ogni mese e non c’è scusa che tenga. Chi non ce la fa con i guadagni è costretto a contrarre altri debiti, si fa prestare i soldi da parenti o amici e nel peggiore dei casi è costretto a chiudere.

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