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Domenica, 3 Marzo 2024
La polemica / Corsico

Il mega data center del Milanese che verrebbe costruito su un'area agricola

Chiesta la variazione di destinazione d'uso al comune di Corsico. Legambiente si oppone al progetto. Il business dei data center è in aumento esponenziale

Polemiche a Corsico per l'eventuale realizzazione di un data center nei pressi dello svincolo della Tangenziale Ovest. All'amministrazione comunale è arrivata la richiesta di cambio di destinazione d'uso (da agricolo a produttivo) di un'area da 105mila metri quadrati. Lo rende noto il circolo di Legambiente 'Il Fontanile', che si schiera in modo nettamente contrario. 

L'area, situata tra lo svincolo della tangenziale e i comuni di Trezzano sul Naviglio e Buccinasco, è oggi utilizzata per attività agricole ed è vasta quanto circa 15 campi da calcio; secondo Legambiente, "un'enorme porzione di suolo libero a Corsico, tra gli ultimi spazi verdi rimasti" in un comune che, secondo il sistema nazionale per la protezione dell'ambiente, è tra i 15 più cementificati d'Italia (copertura di suolo pari al 65,8% nel 2020).

Per di più, l'attuale Piano di governo del territorio (Pgt) non prevederebbe la possibilità di edificare sull'area interessata. "Occorre una variante del Pgt ad hoc, a opera dell'amministrazione comunale, per un insediamento la cui funzione è di dubbia necessità allo sviluppo del territorio", sottolinea Silvia Argentiero, presidente del circolo di Legambiente 'Il Fontanile', chiedendo al comune di rifiutare la richiesta pervenuta e di valutare, anzi, l'annessione del terreno all'adiacente Parco Agricolo Sud Milano.

Logistica e progetti come i data center, per Legambiente, sono "il settore economico responsabile della gran parte del consumo di suolo nel nord". I comuni cedono alle proposte, che in genere portano con sé una discreta remunerazione per il territorio. "Ma è necessario tutelare il suolo rifunzionalizzando le aree industriali dismesse, da rendere disponibili per un nuovo sviluppo economico", propone Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia: "I comuni hanno la responsabilità di arrestare l’investimento su suoli agricoli".

Il business dei data center

Il business dei data center è 'esploso' durante e dopo la pandemia covid, perché la richiesta di operatività è aumentata in modo esponenziale. E, con l'intelligenza artificiale, servirà ancora più 'spazio fisico' per ricoverare milioni di computer e server. Così, ultimamente, i dintorni di Milano si popolano di progetti ad hoc. Strutture necessarie al funzionamento costante delle reti (e all'aumento esponenziale della domanda), ma con un impatto ambientale talvolta contestato dalle associazioni ambientaliste. 

Tra Cornaredo e Settimo Milanese, partendo dagli spazi ex Italtel, si è sviluppato un 'park' ora di 11 ettari, ma in procinto di raddoppiare. Altri 10 ettari sono ospitati nel quartiere milanese di Quinto Romano, in via Caldera, mentre Santo Stefano Ticino è stato individuato come uno dei tre nodi (con Acilia e Pomezia) del Polo strategico nazionale, che ospita dati e servizi critici e strategici delle amministrazioni pubbliche italiane. E a Noviglio è arrivato da poco il via libera del Ministero dell'ambiente per sottrarre alla Valutazione d'impatto ambientale un nuovo data center, in procinto di essere realizzato.

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