Pgt, Boatti (Politecnico): "A Milano poca attenzione all'edilizia sociale"

Convegno in Cisl sull'housing sociale. Boatti (Politecnico): "Nel 2018, Milano si troverà con un fabbisogno di 450mila vani di edilizia sociale. Non si stanno dando risposte". Dura replica dell'assessore Masseroli: "Proiezione errata"

antonello-boatti-e-i-suoi-collaboratori_1Molto chiaro il programma del convegno che la Cisl ha organizzato questa mattina allo Spazio Oberdan: “Nessuna persona senza casa, nessuna casa senza persone”. Il delicato tema dell’housing è di grande attualità a Milano dopo la rapida approvazione, sul finire della legislatura, del Piano di Governo del Territorio che tante polemiche ha generato negli ultimi mesi.

IN ITALIA POCA EDILIZIA SOCIALE - La Cisl ha invitato a parlarne anche l’assessore comunale all’urbanistica Masseroli (insieme al collega alla casa Verga), ma tutto si è aperto con la relazione di una ricerca commissionata ad Antonello Boatti, docente del Politecnico. La ricerca di Boatti mette in luce la discrasia tra il fabbisogno abitativo di housing economico e l’offerta che si prefigura col Pgt, quasi totalmente a canone libero. L’edilizia pubblica residenziale in Italia è al 4,50% sul totale delle abitazioni, poca cosa rispetto al 34,6% in Olanda o al 17% in Francia. Il dato è solo in parte compensato dal fatto che l’80% degli italiani vive in una casa di proprietà: il restante 20% (circa 12 milioni di persone) vorrebbe, in gran parte, abitare in case a prezzo calmierato.

PROIEZIONI NEFASTE - Secondo le proiezioni di Boatti, che vanno fino al 2018, Milano si troverà con un fabbisogno di 450mila vani di edilizia sociale e un surplus di 800mila vani di edilizia libera. Da qui al 2018 diverrà significativa soprattutto la domanda di casa da parte degli stranieri, a cui per il momento, stando al docente, la città non sta dando risposte. Boatti calcola infine che il Pgt prevede nuove costruzioni per 508mila vani, di cui 412mila in edilizia libera, 67mila in edilizia convenzionata e solo 28mila in edilizia sociale. Un piano alternativo e più sostenibile dovrebbe invece (secondo il docente) non aumentare neanche di un’unità l’edilizia libera e recuperare i vani sfitti (anche quelli ora uso ufficio).

DIFFICILE VENDERE CASA - Claudio De Albertis (presidente di Assimpredil) ha espresso un punto di vista diverso, segnalando che negli ultimi dieci anni è stabile la percentuale di famiglie che vorrebbe cambiare casa nel giro di poco tempo: tra il 7 e l’8%. Ma altro è volere, altro è potere: e secondo De Albertis molti non riescono a cambiar casa perché non riescono a vendere l’abitazione attuale, che al 70% fa parte di un patrimonio immobiliare semi-periferico o periferico sorto tra gli anni ’50 e gli anni ’70, e adesso molto svalutato e poco richiesto.

COME FARE 10 LINEE DI METRO? - Secondo De Albertis il nodo davvero critico del Pgt è piuttosto il non aver saputo indicare con quali risorse si potranno costruire le dieci linee di metropolitana previste; e il nodo più generale della politica è che, se Milano intende attrarre persone creative per poi, di conseguenza, attrarre le nuove imprese del terziario, non può che essere una città aperta 24 ore su 24, ma le decisioni politiche spesso vanno in senso opposto.

MASSEROLI: "CI VUOLE UN GIUSTO MIX" - "Spazio anche per l’autocritica. De Albertis ammette che c’è un problema di edilizia sociale, e però richiama il fatto che costruire abitazioni economiche non conviene alle imprese edili, soprattutto per ragioni finanziarie; spesso inoltre queste imprese sono di piccole dimensioni e non riescono a innovare i processi e i prodotti. La risposta politica è stata affidata, come detto, agli assessori Verga e Masseroli. Il primo (che peraltro proprio stamattina si è visto respingere dalla Moratti le dimissioni che aveva dato in quanto dell’Udc) ha evidenziato che il Comune di Milano negli ultimi anni si è fatto carico di grandi sforzi economici per sostenere l’edilizia sociale: 150 milioni di euro nel 2005, provenienti da alcune privatizzazioni, e circa altrettanti nel 2007, provenienti dalla valorizzazione del patrimonio immobiliare comunale. Masseroli, il “padre” del Pgt, ha duramente replicato alla ricerca del prof. Boatti (che aveva accusato l’assessore di strabismo), sostenendo che, se è giusta la preoccupazione sulla domanda di alloggi a prezzo basso, il problema del piano alternativo del docente (secondo cui occorrono almeno 133mila vani di edilizia sociale) è economico: questi vani costano circa quattro miliardi di euro: “Dove prenderli?”, chiede l’assessore, che continua: “E' sbagliato accusarci di consumare suolo. Noi costruiremo soltanto dove già oggi si consuma il suolo, ad esempio nelle ex caserme o negli ex scali ferroviari, dove il territorio è già consumato ma è degradato: noi lo restituiremo alla città. Quanto alla critica all’edilizia libera – conclude Masseroli – ormai tutti dicono che il “mix” tra edilizia libera, convenzionata e sociale è il modello che funziona di più, mentre creare quartieri soltanto a edilizia sociale significa costruire ghetti ingestibili”.

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FANZAGO (PD): "PGT APPROVATO TROPPO IN FRETTA" - Infine Andrea Fanzago, consigliere comunale del Pd: “A mio parere il piano è stato approvato troppo in fretta, senza tener conto nemmeno delle osservazioni presentate da Regione Lombardia e Arpa, quando ad esempio rilevano che è necessario individuare le aree destinate all’edilizia pubblica o che le previsioni sull’impatto ambientale sono troppo indeterminate. Rilevo poi – continua Fanzago – che da un lato le infrastrutture non procedono realmente in maniera troppo spedita, basti pensare alla linea 4 ancora non finanziata o al ritardo per inaugurare la fermata di Assago della M2; e dall’altro si parla di scarsità di risorse ma poi si continuano a spendere milioni di euro in progetti di opere pubbliche che, come la Biblioteca europea, poi non verranno mai realizzati”. E Fulvio Giacomassi, segretario nazionale Cisl, conclude: “il problema dell’edilizia sociale non è evidentemente da affidare ai singoli Comuni, altrimenti le risorse continueranno a non esserci. E’ invece qualcosa a cui deve pensare lo Stato nel suo complesso, occorre in altre parole una politica abitativa nazionale”.

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