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Esselunga, Caprotti pronto a vendere? Il ministro: "Spero rimanga italiana"

"E' un Gruppo italiano importante. Se rimane in mano a imprenditori italiani - ha detto il ministro Poletti - benvenga. Se così non dovesse essere, ritengo che l'Italia abbia comunque interesse a portare sul suo territorio investitori internazionali, se vogliamo crescere in un mercato aperto e competitivo

Le prime stime parlano di un gioiellino da 4 o 6 miliardi di dollari (se n'era parlato a inizio agosto con i movimenti di Cvc o Blackstone). Interessi ci sarebbero dal colosso Walmart (Usa) o dalla francese Carrefour. Pochi i gruppi italiani in corsa, pare. Ma non è mai detta l'ultima parola. 

Di sicuro mai come in queste ore il futuro della grande catena milanese di supemercati Esselunga è di difficile interpretazione. Molti quotidiani, tra cui Repubblica e diverse altre testate economiche, avevano già dato per ufficiale il mandato alla banca d'affari Usa Citigroup per trovare un valido acquirente al colosso di patron Bernardo Caprotti, che ha ormai superato i 90 anni, nonostante sia lucidissimo e ancora saldamente al timone del gruppo. 

La decisione di vendere sembra sia scaturita dalla necessità di dare un futuro solido agli store, vista l'impraticabilità del passaggio di consegne in famiglia; con i figli, Violetta e Giuseppe, c'è una lunga e complessa catena di battaglie legali dagli anni Duemila per il possesso delle azioni della holding che controlla i supermercati. Con l'ultima vittoria di Bernardo in Cassazione e il loro ricorso respinto (rimane aperto il giudizio civile). 

E se Esselunga "finisse in mano a investitori esteri" non ci sarebbe "nulla di male". E' il commento del Ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, che, comunque, sarebbe decisamente più contento se dovesse emergere una soluzione tutta italiana. "Da italiano, naturalmente - ha dichiarato Poletti in un incontro organizzato a Milano dalla Camera di commercio italo-tedesca lunedì - mi piacerebbe che Esselunga rimanesse di proprietà italiana, ma penso anche che l'importante sia avere un imprenditore che abbia intenzione di fare bene l'imprenditore, come ha fatto Caprotti fino ad ora con questo bellissimo Gruppo". "E' un Gruppo italiano importante. Se rimane in mano a imprenditori italiani - ha detto ancora il Ministro - benvenga. Se così non dovesse essere, ritengo che l'Italia abbia comunque interesse a portare sul suo territorio investitori internazionali, se vogliamo crescere in un mercato aperto e competitivo. Non vedrei nulla di male, però questo deve avvenire nel mercato. Il primo obiettivo è salvaguardare, comunque, questa impresa".

L'ultima parola, come sempre, sarà del demiurgo Caprotti.

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