Martedì, 22 Giugno 2021
Economia

Crisi e spese extra indispensabili, imprenditore assolto da evasione fiscale

La vicenda di un imprenditore tessile della provincia di Milano

Assolto dal giudice

Un imprenditore è stato assolto dal reato di evasione fiscale, nonostante sia stato acclarato che non aveva versato ritenute per più di 730 mila euro. La sentenza è arrivata nel 2016 mentre i fatti risalgono al 2010, quando l'uomo - neo titolare di una azienda tessile di Nerviano - oltre a sopportare le conseguenze della crisi economica aveva dovuto effettuare urgenti lavori all'impianto di depurazione dell'acqua, perché prescritti da Arpa Lombardia. Se non lo avesse fatto, l'attività sarebbe stata chiusa d'imperio.

Quei lavori sono costati circa sei milioni e mezzo in due anni. Una situazione di estrema difficoltà economica per la sua azienda. L'imprenditore ha deciso di non licenziare né porre in cassa integrazione nessuno dei dipendenti (155 in totale) preferendo non versare le ritenute finché non vi fosse stata una condizione più favorevole per le liquidità aziendali.

Nel 2013 ha ricevuto un avviso bonario da parte dell'Agenzia entrate: a quel punto ha concordato una rateizzazione e ha cominciato a pagarla con puntualità. Il pm ha chiesto quattro anni di carcere ma il giudice Ilio Mannucci Pacini ha valutato del tutto diversamente la situazione. In particolare ha valutato che l'imprenditore aveva dovuto destinare le proprie risorse economiche a una spesa imprescindibile per non far cessare l'attività all'azienda (il depuratore, come si diceva, ma anche l'estinzione dei debiti della gestione precedente), dunque il reato è stato commesso in una circostanza «anomala ed eccezionale», a causa della quale il pagamento delle imposte è - in questo caso - «umanamente inesigibile».

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