Lunedì, 17 Maggio 2021
Economia

13 milioni per i giovani lombardi che non studiano e non lavorano

La misura destinata a chi non possiede un titolo di studio di secondo grado per avere abbandonato gli studi

SI chiamano Neet, sono i giovani che non studiano e non lavorano. In Lombardia sarebbero in leggera crescita, anche per l'isolamento, l'assenza di socialità e relazioni dovuto alla pandemia covid e alle restrizioni normative. Un calo di motivazione che ha portato gli studenti più fragili ad abbandonare il percorso di studi.

La Regione Lombardia ha varato quindi una misura per il piano di attuazione di Garanzia Giovani, frutto del lavoro di due assessorati: Formazione e Lavoro da una parte, Istruzione e Università dall'altra. Vengono destinati 13 milioni e 250 mila euro per i Neet tra i 15 e i 19 anni (esclusi), che hanno abbandonato il percorso di studi e quindi non hanno un titolo di studio di secondo grado. L'obiettivo è creare percorsi formativi per moduli di apprendimento basati sull'acquisizione di competenze.

Altri tre bandi sono attualmente attivi: "multimisura" per l'inserimento lavorativo, "formazione rafforzata" per le specializzazioni, "servizio civile regionale". 

«Il contrasto alla dispersione scolastica e formativa è una delle nostre priorità - ha dichiarato l'assessore all'Istruzione Fabrizio Sala - e la misura presentata oggi è un primo passo importante per riportare i giovani che hanno abbandonato gli studi nei percorsi di Istruzione e Formazione Professionale e anche per porre l'attenzione sul tema cruciale della prevenzione. Diventa infatti indispensabile riuscire a raggiungere gli studenti che ancora non hanno abbandonato la scuola, ma che sono a rischio di dispersione». 

«In linea con il carattere flessibile e personalizzato che ha contraddistinto la progettazione degli interventi antidispersione nel sistema duale - ha aggiunto l'assessora alla Formazione e Lavoro Melania Rizzoli - i percorsi formativi dovranno essere organizzati per moduli di apprendimento basati sull'acquisizione di competenze, piuttosto che su un approccio nozionistico, e le modalità didattiche dovranno tener conto dei diversi stili di apprendimento dei ragazzi, ai fini del raggiungimento del successo formativo».

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