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12 aziende milanesi tra le "Imprese vincenti" di Intesa Sanpaolo: al via il tour

Selezionate 144 imprese tra le 4.000 che si sono autocandidate sul sito di Intesa Sanpaolo. Prima tappa a Milano, seguiranno altri 11 eventi in tutta Italia ed un evento finale. Focalizzazione sulle PMI capaci di sostenere percorsi di crescita e sull’imprenditoria ad impatto sociale sul territorio

Parte oggi da Milano il digital tour di “Imprese Vincenti 2020”, il programma di Intesa Sanpaolo per la valorizzazione delle piccole e medie imprese italiane, spesso poco note ma fondamentali per la vitalità del sistema produttivo, capaci di esprimere esempi di eccellenza imprenditoriale e del made in Italy, motore di filiere e distretti produttivi. Nonostante l’emergenza Coronavirus, sono molte le imprese che hanno risposto positivamente all’invito di partecipare al programma di valorizzazione di Intesa Sanpaolo e dei partner di progetto Bain&Company, ELITE e Gambero Rosso e, da quest’anno, Cerved e Microsoft Italia.

Le milanesi sono ben 12. Nella tappa di Milano del digital tour le 12 “Imprese Vincenti” con sede nella provincia milanese – 4 per ogni categoria di riferimento – si sono presentate raccontando la propria storia d’impresa e le scelte strategiche che le hanno portate a consolidare il proprio percorso di sviluppo: Save the Duck, Longino&Cardenal, Extra Vega e Caimi Brevetti per la categoria Industria e Servizi; Ronchi Mario, M.P. Filtri, Cofle e Advanced Group - SC-Project per la categoria Meccanica; Sentinel, Eurosirel, AM Instruments e Steroid per la categoria Medicale e Farmaceutica.

Lanciato a gennaio e giunto alla seconda edizione, Imprese Vincenti ha raccolto quest’anno sul proprio sito l’autocandidatura di circa 4000 imprese, rispondenti ai requisiti richiesti per poter partecipare al programma. Ne sono state selezionate 144, attive in vari settori produttivi e - novità di quest’anno - anche nel terzo settore, in un confronto tra mondo profit e non profit nella logica di sostenibilità e della piena valorizzazione dell’impatto sul territorio di tutte le tipologie di impresa. Le Imprese Vincenti dell’edizione 2020 sono state individuate sulla base dei fattori di successo che le rendono ‘campioni’ del proprio territorio, con particolare attenzione all’impatto sociale ed alla capacità di generare valore in termini di sostenibilità, innovazione, investimenti sul proprio capitale umano, capacità di programmare il passaggio generazionale, internazionalizzazione, legame con il territorio e con le proprie filiere produttive. La selezione non si è limitata quindi a categorie merceologiche predefinite ma si è aperta all’orizzonte più traversale dei distretti industriali tipici del proprio territorio di radicamento.

Ne emerge un gruppo di imprese capaci di esprimere ante-covid una crescita media del fatturato del 18%, una crescita dei dipendenti del 20% e un ROE medio del 34%. Sono peraltro imprese che - anche in questa difficile fase – si stanno impegnando per mantenersi sul mercato, per adeguare i propri modelli di business al contesto e per sostenere il proprio business. I segnali provenienti da molte delle imprese selezionate, capaci di resilienza e di saper impostare strategie per il futuro, rafforzano la convinzione che nei nostri territori esistano aziende ‘campioni’, esempi di eccellenza imprenditoriale e del made in Italy che continuano a trainare l’economia e che, soprattutto in questa delicata fase, possono contribuire al rilancio del Paese. Grazie al programma Imprese Vincenti, a queste imprese saranno riservati percorsi di crescita e di visibilità, oltre alla valorizzazione delle proprie strategie competitive e i propri fattori di successo. Già nella prima edizione, la caratteristica di Imprese Vincenti è di aver dato voce a 120 imprenditori di tutta Italia, che hanno raccontato ad altri imprenditori la loro storia d’impresa, la capacità di affrontare e superare la crisi economica. La seconda edizione di ‘Imprese Vincenti’ punta a dare evidenza anche ai segnali di reazione e di volontà di ripartenza di buona parte del tessuto imprenditoriale italiano, attraverso la testimonianza diretta degli imprenditori al digital tour che parte oggi da Milano e che attraverserà tutta l’Italia, in 11 tappe dedicate alle storie delle imprese e dei territori: Torino, Cuneo, Bergamo, Brescia, Padova, Bologna, Firenze, Roma, Napoli e Bari, a cui si aggiunge anche una tappa dedicata alle imprese del Terzo settore.

Per ogni tappa saranno presentate 12 Imprese Vincenti, che racconteranno la propria esperienza e il percorso di crescita che stanno affrontando ad un pubblico ancora più ampio e digitale, in risposta al contesto straordinario determinato dall’emergenza Covid-19. Il percorso di Imprese Vincenti 2020 si concluderà a novembre, con un forum finale dedicato alle PMI. Main Partner di ‘Imprese Vincenti 2020’ si confermano Bain&Company, ELITE e Gambero Rosso, che metteranno a disposizione delle aziende selezionate strumenti di supporto alla crescita come advisory dedicati alla comprensione del posizionamento strategico dell’azienda sul proprio mercato di riferimento e all’identificazione di possibili linee guida per lo sviluppo, confronto con la community ELITE e con best practice internazionali, partecipazione a corsi di formazione, workshop o sessioni dedicate su tematiche di carattere strategico.

Novità tra i partner: Cerved, che ha contribuito alla creazione del modello di selezione delle Imprese Vincenti, e Microsoft Italia, che accompagnerà le PMI con formazione e servizi di supporto tecnologico per accelerare i percorsi di trasformazione digitale. Intesa Sanpaolo Forvalue, Intesa Sanpaolo Formazione e Intesa Sanpaolo Innovation Center accompagneranno con interventi mirati i programmi di sviluppo offerti da ‘Imprese Vincenti’. Stefano Barrese, Responsabile Divisione Banca dei Territori Intesa Sanpaolo: «La crisi indotta dal Covid-19 ha sottolineato la necessità di una visione più ampia dell’interesse comune e ci ha imposto di ricercare, definire e proporre nuove soluzioni, anche di credito, con una nuova sensibilità solidale e sociale radicata nei legami territoriali e nelle reti sociali ed economiche. Con Imprese Vincenti 2020 il nostro programma di valorizzazione delle PMI rafforza il significato del rapporto banca-impresa, risultato fondamentale per affrontare questa ulteriore crisi. Le aziende trovano nella banca un partner capace di sostenere liquidità ed investimenti ma anche di assisterle nella non facile analisi del contesto e delle opportunità di crescita. In questo quadro – continua Barrese - il nostro Gruppo ha un ruolo di motore per lo sviluppo del Paese e delle imprese, anche facendo leva sulle iniziative del Governo. Temi come la sostenibilità delle aziende e la riqualificazione energetica sono fattori che dalle ‘imprese vincenti’ stiamo esportando a tutte le PMI attraverso iniziative come il Superbonus e i crediti fiscali. Su questo fronte, in poco più di un mese dall’avvio dell’offerta, sono oltre 6.500 i privati e le imprese che hanno avviato il processo di accesso al Superbonus, con progetti di riqualificazione per oltre 350 milioni di euro.».

Le imprese vincenti

Per definire un’impresa vincente sono stati incrociati vari parametri, attraverso anche asseveratori esterni alla banca. Le PMI selezionate sono innanzitutto economicamente solide e in crescita da tre esercizi consecutivi, con un numero di dipendenti non in diminuzione e con indici di redditività positivi. Sono aziende che hanno creato un modello di business vincente in Italia e all’estero, dunque anche per questo da considerare eccellenze del Made in Italy. Sono aziende i cui fattori di successo le rendono ‘campioni’ del proprio territorio, con particolare attenzione all’impatto sociale ed alla capacità di generare valore soprattutto in termini di sostenibilità. Gli investimenti sulle persone o sulla sostenibilità ambientale hanno assunto un peso significativo in quanto identificano un’impresa in grado di sostenere i processi di cambiamento e con una strategia prospettica di crescita e di adattamento. Il concetto di eccellenza è infatti legato al prodotto, alla sua visibilità, alla capacità affermarsi sul mercato italiano e internazionale oggi, ma anche ai valori intangibili che consentono di sviluppare un modello di business di crescita e sostenibile nel tempo. Molte di esse hanno marchi e brevetti registrati e identificabili, mentre altre fanno della qualità del prodotto un punto di forza. Sono quindi imprese che hanno espresso la capacità di puntare su un insieme di strategie evolute in termini di internazionalizzazione, innovazione, valorizzazione delle competenze e dei talenti del proprio capitale umano. Il tutto in coerenza con gli assi chiave valorizzati da Intesa Sanpaolo all’interno del questionario qualitativo del rating, adottato anche come ulteriore strumento nella valutazione del merito creditizio di un’impresa. Hanno assunto rilievo, oltre ai citati marchi e brevetti, anche l’appartenenza a filiere, il grado di innovazione di prodotto e di processo, il grado di internazionalizzazione, le certificazioni di qualità, le attività di formazione delle risorse umane, il welfare aziendale e tutti quegli aspetti intangibili che rendono una impresa eccellente e sostenibile prospetticamente.

Come ha reagito il territorio milanese e brianzolo

Nell’anno in corso si sono manifestati profondi mutamenti generati dalla diffusione della pandemia di Covid-19 che ha modificato in modo drastico le relazioni sociali ed economiche presenti sul territorio. Una prima valutazione degli effetti della crisi in corso si può cogliere dall’andamento dei flussi di commercio internazionale del territorio nel primo semestre 2020, dove non devono stupire le variazioni tendenziali negative, con un deciso peggioramento nel secondo trimestre. Se nei primi tre mesi dell’anno si era assistito a una sostanziale tenuta delle vendite all’estero di Milano e Monza Brianza (+0,7% la variazione tendenziale, meglio del dato italiano pari a -1,9%), nel secondo trimestre si è manifestato appieno l’impatto delle chiusure e delle restrizioni alla circolazione: le due province insieme hanno registrato una riduzione dell’export pari a circa il -28%. Complessivamente nei primi sei mesi il calo delle esportazioni è stato del -14,3% (-14,5% Milano e -13,3% Monza e Brianza), solo di poco più contenuto rispetto alla media italiana (-15,3%). Questo andamento è il risultato di tendenze eterogenee tra i diversi settori nel territorio. I cali maggiori si rilevano nella filiera metalmeccanica, nel sistema moda e nel legno-arredo: realtà colpite sia dalle misure di contenimento della pandemia sia dalle modifiche nelle abitudini di consumo, che hanno portato a posticipare gli acquisti di beni più voluttuari. I settori più resilienti sui mercati internazionali sono quelli della farmaceutica (+19,7% le esportazioni nel primo semestre, un passo doppio rispetto alla media nazionale) e delle industrie alimentari (+4,3%), perché rispondenti alla richiesta di beni di prima necessità. Una buona tenuta è stata mostrata anche dal settore biomedicale (-6,8%) e dalla chimica (-7,3%), probabilmente per la maggior domanda di componenti per prodotti legati alla detergenza e alla sanificazione. Il quadro è comunque molto eterogeneo: l’area milanese, infatti, se da un lato, può contare sulla resilienza dei settori avanzati, come farmaceutica, biomedicale, integratori alimentari, ICT e finanza, dall’altro lato è colpita dal crollo del turismo e di tutti i settori dei servizi (come bar, ristorazione, commercio, cura della persona e trasporti) penalizzati dal ridotto afflusso di lavoratori in città a causa dell’ampio ricorso allo smart working. Ma la crisi in corso può portare con sé anche delle opportunità, facendo esprimere al meglio il potenziale del territorio e accelerando processi di trasformazione già in corso prima della pandemia. Il primo elemento che potrà diventare un vantaggio per la ripresa è la digitalizzazione: durante la pandemia i servizi digitali sono diventati essenziali per individui, famiglie, imprese e istituzioni per garantire i rapporti familiari e sociali, le attività lavorative, lo studio.

Un secondo driver è legato alla transizione in chiave green: l’attenzione verso soluzioni sostenibili dal punto di vista ambientale sta diventando un elemento distintivo e sempre più ricercato anche da parte dei consumatori che hanno sviluppato una maggior consapevolezza verso questi aspetti. Il terzo elemento che potrebbe determinare delle opportunità per le imprese è la possibile riorganizzazione delle catene internazionali di fornitura: il lockdown e la pandemia hanno reso instabili e discontinui i processi di fornitura e hanno così messo in discussione catene globali lunghe e frammentate, che potrebbero essere riorganizzate su base continentale o addirittura nazionale. Infine il quarto trend che si sta manifestando è legato alla maggior attenzione verso aspetti legati al benessere, alla salute e all’ambiente domestico che dovrà rispondere in molti casi a nuove esigenze che si sono manifestate durante la fase di chiusura, ma che in parte verranno confermate da nuove abitudini e nuovi profili di consumo. Il territorio sarà chiamato a confrontarsi con questi trend e dovrà ottimizzare le potenzialità già presenti e migliorare le criticità e i punti di debolezza che potrebbero frenarne la ripresa. In ambito digitale, l’area milanese potrà far leva su infrastrutture tecnologiche che non hanno uguali nel territorio nazionale, una propensione a brevettare elevata e pari al doppio della media italiana (143,3 brevetti registrati all’EPO ogni milione di abitanti a Milano e 127,5 a Monza-Brianza), una spiccata specializzazione nei settori ad alta intensità tecnologica e una straordinaria vivacità confermata dal primato in termini di start-up innovative, salite a quota 2.473 al 22 settembre (2.363 solo a Milano), un quinto circa del totale italiano. Il territorio occupa poi una posizione di primo piano nell’industria farmaceutica, negli integratori alimentari e nel biomedicale, dove ha mostrato performance straordinarie sui mercati esteri: a Milano e Monza-Brianza negli ultimi undici anni l’export di farmaci è più che triplicato superando di poco i 7 miliardi di euro nel 2019, dai 2,3 miliardi del 2008; nello stesso periodo l’export di prodotti biomedicali è aumentato del 50% circa, salendo a quota 750 milioni di euro.

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