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Sei italiano e fai impresa a Milano? Fallisci prima degli stranieri

Lo rivela un rapporto che ha coinvolto 180mila lavoratori: gli stranieri "durano di più"

Gli stranieri con più di 30 anni che aprono un'impresa a Milano, rischiano di fallire meno dei loro coetanei italiani: dopo 36 mesi di attività sopravvive il 69% delle imprese con titolari stranieri e il 63,5% di quelle italiane. E' una delle realtà emerse dal 'Rapporto sulla citta' Milano 2013' presentato lunedì alla sede della fondazione culturale Ambrosianeum, realizzatrice della ricerca e che quest'anno ha deciso di focalizzare l'attenzione sull'identikit dei trentenni che vivono a Milano.

Sono 180mila le persone a Milano tra i 35 e i 44 anni e per loro la prima difficoltà è la stabilità lavorativa.

"Sono occupati per oltre l'80% - ha detto Rosangela Lodigiani, sociologa e curatrice del rapporto - ma negli anni della crisi é triplicato il tasso di disoccupazione ed è cresciuto quello di inattività". La ricerca ha analizzato i rientri dei giovani dopo esperienze di lavoro o studio all'estero. Solamente il 13% di coloro che espatriano non ha intenzione di rientrare, mentre tra chi è tornato solo il 21% ha un lavoro a tempo indeterminato.

La curatrice ha aggiunto che "Milano offre opportunita’ lavorative ma ci sono situazioni di ambiguita’, come dimostra il fenomeno nuovo delle famiglie dislocate, nelle quali un coniuge lavora in città e l’altro è fuori durante la settimana". Lo studio ha affrontato anche il tema della famiglia e quello della casa. E’ emerso che sempre piu’ giovani hanno il primo figlio prima di sposarsi: nel 2011 i figli nati da coppie non sposate sono stati il 35,6% del totale. Inoltre, per molti trentenni la casa di proprieta’ e’ un miraggio: solo uno su quattro ne possiede una; il 45% vive con una famiglia propria, il 20% da solo e il resto con la famiglia di origine o in altra condizione. Ma questo non e’ un quadro solo a tinte fosche.

"La capacita’ di adattamento e’ il punto di forza di una generazione che vive un passaggio complicato", ha spiegato Renato Mannheimer, sociologo e saggista, a margine della presentazione del rapporto.

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