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Con Jobs act "cancellata la ricerca"

Il segretario generale di Fp Cgil Milano preoccupato per la dignità dei lavoratori: "Umiliarli significa dare meno servizi di qualità ai cittadini"

La discussa e poi approvata riforma del lavoro “azzererà la ricerca”. Così ha dichiarato a MilanoToday il segretario generale della Funzione pubblica Cgil di Milano, Natale Cremonesi, dopo il convegno sulla sanità in Lombardia svoltasi martedì 24 febbraio 2015 alla Camera del Lavoro.
“A Milano i collaboratori sanitari sono circa un migliaio - spiega - e 500 di loro provengono dal settore pubblico. Purtroppo però, mentre nel privato è possibile cambiare il rapporto di collaborazione, non è possibile fare altrettanto nel pubblico perché le assunzioni sono bloccate”.

Un altro taglio alla sanità pubblica, quindi, grazie al Jobs act che “ha cancellato i diritti dei lavoratori senza ridurre la precarietà”, ha ricordato il segretario, che aggiunge: “500 lavoratori altamente qualificati in meno significa rinunciare a figure prevalenti e indispensabili alla ricerca. E’ questa la grande rivoluzione promessa dal Governo?” Il limite massimo prima che tutto ciò accada è il 31 dicembre 2016. “Certo, abbiamo ancora del tempo - continua -, ma non staremo lì a guardare. Il nostro sindacato ha sempre creduto nella valorizzazione del lavoratore. Umiliarlo, invece, significherebbe non dare un servizio di qualità ai cittadini.”

Intanto nella città metropolitana si vota per le Rsu (le Rappresentanze sindacali unitarie). Il 3, 4 e 5 marzo tutte le lavoratrici e i lavoratori sono invitati a partecipare attivamente per dare voce ai propri diritti. E la Fp Cgil c’è, in tutti gli enti pubblici presenti sul territorio. Circa 68 mila, infatti, sono gli aventi diritti al voto e quest’anno, per la prima volta, anche i dipendenti a tempo determinato potranno scegliere il proprio rappresentante. Parliamo di circa 28 mila dipendenti presenti nelle autonomie locali (15 mila solamente nel comune di Milano), 28 mila nella sanità, 2800 sia nelle agenzie fiscali che nei ministeri e 2100 negli enti pubblici non economici.

Una importante fetta del mondo del lavoro pubblico, chiamata a decidere la propria rappresentazione sindacale. “Il Governo dice che le organizzazioni sindacali non sono più rappresentative - conclude Cremonesi - ma siamo convinti che dalla partecipazione al voto verrà fuori una riaffermazione della rappresentatività”. E ancora: “Noi siamo un’altra storia: in questi anni abbiamo fatto battaglie spesso in solitudine contro il Governo. Ma allo stesso tempo siamo un’organizzazione sindacale con una forte spinta unitaria, consapevole del fatto che per difendere i diritti dei lavoratori è indispensabile rimanere uniti per difendere tutti”.

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