L'allarme da Milano, una nuova “sars” dal medio oriente: 139 casi, 60 i morti

A dieci anni dalla “sindrome respiratoria acuta grave”, studiata da Carlo Urbani, oggi va diffondendosi una nuova minaccia dal Medio Oriente: in pochi mesi 139 i casi registrati, 60 i morti

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di MilanoToday

Il progresso della ricerca scientifica nel campo delle malattie infettive. A Milano, presso il Centro Congressi San Raffaele, in via Olgettina, 58 l'incontro tra gli specialisti della Simit la Società Italiana Malattie Infettive e Tropicali. "Il nostro obiettivo è quello di comunicare al pubblico e ai nostri soci le novità nel campo della diagnostica e della terapia delle patologie infettive, con uno sguardo ancora più ampio verso la multidisciplinarietà della conoscenza - sottolinea il Prof. Orlando Armignacco, Presidente Nazionale della Simit -Parleremo dei nuovi farmaci per l'infezione da virus dell'epatite C. Stiamo vivendo attualmente lo stesso progresso che abbiamo vissuto 20 anni fa con l'Hiv, e siamo fiduciosi di poter rendere questa malattia del tutto curabile A proposito di Hiv, occorre ribadire l'importanza del test: sono in aumento le persone che scoprono, a volte troppo tardi, di avere l'infezione".

Sono passati dieci anni da quando, a seguito della prima allerta globale lanciata dall' Organizzazione mondiale della Sanità nei primi mesi del 2003, la stessa Oms definì la "sindrome respiratoria acuta grave" (la cosiddetta Sars, causata da un nuovo coronavirus) una minaccia per la salute globale. Il focolaio iniziale di polmonite atipica si concentrò nella provincia della Cina meridionale del Guangdong. Attraverso gli spostamenti aerei l'epidemia si è in seguito diffusa in tutto il mondo. L'impegno di Carlo Urbani, morto il 29 marzo di quell'anno, e della comunità scientifica internazionale nel coordinare i propri sforzi, consentirono la veloce identificazione dell'agente causale, la messa a punto di test diagnostici, e la rapida interruzione di tutte le catene di trasmissione. In particolare, l'isolamento precoce dei malati e la quarantena dei contatti, applicata talvolta su ampia scala, si dimostrò particolarmente efficiente permettendo il contenimento dei casi. I casi cumulativi segnalati all' OMS (dati alla fine del 2003) furono 8096 con una mortalità inferiore al 10%.

Ma un nuovo misterioso coronavirus si sta rapidamente diffondendosi, e sembra essere più pericoloso della Sars. Questo nuovo virus sarebbe capace di infettare diverse specie, dagli animali all'uomo. E si teme che possa subire delle mutazioni, aumentando la possibilità di una nuova epidemia su larga scala. Se la mortalità in caso di Sars si aggirava attorno all'11%, la nuova infezione potrebbe causare, nel 56% dei casi, il decesso. Come gli altri coronavirus si diffonde attraverso i fluidi corporei, come in casi di starnuti e tosse. Potenzialmente potrebbe essere la fonte di una vera e propria pandemia perché il virus killer può distruggere diversi organi e uccidere rapidamente le cellule.

"Dieci anni dopo - spiega Adriano Lazzarin, Direttore del dipartimento di malattie infettive dell'Irccs Ospedale San Raffaele di Milano - l'attualità ci mette di fronte ad una nuova possibile minaccia, anche se per ora di portata molto limitata, costituita dall'emergenza di un nuovo coronavirus diverso da quello della Sars in alcuni paesi del Medio Oriente. I casi per ora sono pochi: sino ad oggi si contano 139 casi di MERS-CoV, con 60 morti, sono stati confermati in laboratorio."

Torna su
MilanoToday è in caricamento