RiMaflow, sesto compleanno e futuro assicurato: comprata la nuova sede

La fabbrica occupata di Trezzano sul Naviglio pronta a un nuovo inizio

RiMaflow non sarà più "fabbrica occupata". L'esperimento di autogestone portato avanti da sei anni dalla cooperativa di ex dipendenti della Maflow di Trezzano sul Naviglio potrà proseguire in una nuova sede, appena acquistata, che permetterà di progettare il futuro con maggiore serenità rispetto alla situazione del capannone di via Boccaccio.

La novità è stata annunciata durante i festeggiamenti del sesto compleanno di un'esperienza pressoché unica in Italia, sia per l'idea di base sia per il successo con cui è stata portata avanti in tutto questo tempo. RiMaflow è stata la risposta al bisogno lavorativo di operai licenziati dall'azienda dopo la decisione di chiudere la produzione lasciando le apparecchiature nel capannone. Gli operai, rimasti senza lavoro, hanno deciso di intraprendere il riciclo e il risuo di quelle apparecchiature.

Oggi RiMaflow offre i propri spazi a realtà anche molto diverse tra loro e ha sempre vissuto sotto la spada di Damocle dello sgombero, visto che quella di via Boccaccio è, a tutti gli effetti, una fabbrica occupata. Per il momento gli sgomberi erano stati sempre rimandati ma ora, con il nuovo capannone, gli operai potranno dormire sonni più tranquilli.

Recenti anche i guai giudiziari capitati a Massimo Lettieri, presidente della cooperativa che gestisce RiMaflow. Lettieri ha trascorso oltre sei mesi in carcere con l'accusa di associazione a delinquere finalizzata allo smaltimento illecito di rifiuti e sconterà due anni in affidamento ai servizi sociali. Lettieri è finito in un'inchiesta sui rifiuti soltanto in quanto presidente della cooperativa: RiMaflow aveva infatti affittato alcuni spazi a coloro che avrebbero commesso l'illecito. 

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