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Spazio urbano a Copenaghen

Spazio urbano a Copenaghen

Vivere fuori... come a casa

Opinioni - Le ciclabili della discordia a Milano mettono in evidenza la mancanza di progettualità urbana

Siamo la capitale della moda, abbiamo una cultura dell’interior-design unica al mondo. Milano ha già provato con il “Fuorisalone” che rendere vivibili gli spazi esterni è la soluzione vincente, più che mai ora che siamo obbligati al distanziamento, le case sono sempre troppo piccole, abbiamo bisogno di aria e di vivere gli spazi aperti. E’ stata definita “la pista ciclabile della discordia” il nuovo "corridoio" riservato a bici e monopattini che congiunge piazza San Babila a viale Monza, pensato dal Comune, per la fase 2 dell’emergenza coronavirus.

La pista in questione si colloca all’interno di un progetto che prevede la trasformazione di 35 Km di strade in spazi per passeggiare e andare in bicicletta durante l’estate. Milano come tutte le città europee vanno in sella alle biciclette per contenere l'inquinamento, una volta che i blocchi sono stati eliminati. Il governo francese prevede di spendere 20 milioni di euro per le nuove piste ciclabili e le riparazioni di biciclette per persone, il Belgio costruirà 40 km di piste ciclabili nel centro di Bruxelles. La “pista” che passa per Corso Buenos Aires è stata realizzata in tempi "record".

Gabriel Meghnagi, presidente di Ascobaires, che rappresenta 260 negozi in Buenos Aires e altri 120 nelle vie limitrofe, è contrario: "Non è una guerra contro le biciclette - tuona il rappresentante dei commercianti -. Anzi. Semplicemente Corso Venezia e Buenos Aires non sono adatti per ospitare una pista ciclabile. I motivi sono innumerevoli. In corso Venezia hanno disegnato un passaggio pedonale a fianco di quello per le biciclette senza un cordolo di separazione".

Spazi urbani che devono rispondere a esigenze inedite

Il tema che emerge nel dibattito sul futuro delle città è il tema della progettazione di spazi urbani pubblici adeguati a rispondere a esigenze inedite. Ci si riferisce in particolare alla necessità di luoghi capaci di interpretare da un lato forme e modi di un assetto sociale e comunitario in continua evoluzione, e dall’altro di cogliere sfide e opportunità portate dalle tecnologie di comunicazione ma anche di produzione degli artefatti. Su questo fronte, particolarmente attrezzato per metodi e strumenti che può mettere in gioco appare il design degli interni là dove si applichi alla progettazione di spazi urbani, interpretandoli con nuove dotazioni materiali (materiali, attrezzature, segni e simboli, luce ecc.) per nuove modalità fruitive e nuove capacità narrative e di dialogo alla scala del rapporto con la singola persona così come della collettività.

Intervenire nell’ambito urbano per determinare spazi atti a ospitare nuove socialità per determinare un maggiore benessere e una migliore qualità della vita urbana, comporta adottare strategie di design articolate e differenti anche a seconda del contesto ambientale, culturale, degli utenti. Nel caso delle piste ciclabili dobbiamo avere un idea chiara di città, perseguire un idea è molte volte avere un obiettivo da raggiungere, dobbiamo tornare a sognare, tornare a sognare sempre qualcosa di nuovo. Rincorrere un sogno non vuol dire essere al di fuori dalla realtà ma vuol dire cercare di realizzare un “idea”.

Far immaginare il cambiamento

I progetti possono essere di vario genere non devono lavorare solo su un singolo spazio ma su sistemi di luoghi e sulla relazione di essi con la città più ampia, intervenendo in particolare sui nodi di trasporto e collegamento. Altri progetti devono lavorare sulla identità del quartiere, valorizzandone la peculiarità mediante segni fisici, trasformazioni puntuali ma diffusi. Altri progetti devono scegliere dinamiche di co-progettazione e partecipazione, definendo non solo spazi ma soprattutto processi condivisi tra gli utenti senza dimenticare l’individuo, la dimensione umana fa si che possiamo dare all’architettura urbana una dimensione domestica, ciò ci permetterà di modulare le varie proposte facendo sempre attenzione a una particolare utenza, quella svantaggiata, ma mixando lo spazio così che diventi accogliente anche per molti altri destinatari. In generale si riconosce nella prassi e nella pratica progettuale recente la volontà di interpretare il contesto urbano e sociale attuale e di immaginare e “far immaginare” il cambiamento attraverso interventi mirati alla scala dell’interno urbano, ovvero una scala dimensionale “umana”, dove una modifica del luogo che si abita porta a modifiche virali di comportamenti quotidiani, capaci – forse – di incidere su una scala di ampia portata.

* Architetto e docente di Nanotecnologie e sistemi evoluti per l'architettura, corso di Laurea magistrale in Architettura e città sostenibili, Università di Parma

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