La maggioranza dei milanesi si vede in sovrappeso

Osservatorio Sanità di UniSalute: il 76% dei milanesi si vede in sovrappeso. Inoltre, per il 28% del campione, l’obesità è un problema sociale che comporta gravi spese per il Sistema Sanitario Nazionale.

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di MilanoToday

È giunto il momento della verità: con l'arrivo dell'estate ogni italiano deve fare i conti con la propria forma fisica. Coloro che hanno fatto attenzione non vedono l'ora di poter sfoggiare i propri corpi asciutti su le nostre spiagge mentre chi ha pensato più ai piaceri della gola che alla bilancia ora teme la prova costume.

E tra i milanesi sembrano essere in molti gli "impreparati" all'estate 2013 se, come ha rilevato la più recente indagine1 realizzata dall'Osservatorio Sanità2 di UniSalute, la compagnia del gruppo Unipol specializzata in assistenza e assicurazione sanitaria, ben il 76% degli abitanti il capoluogo lombardo ha pensato che fosse il caso di perdere peso nell'ultimo periodo.

I milanesi si vedono fuori forma dunque: un dato che non stupisce se si ricorda che una precedente ricerca dell'Osservatorio aveva rilevato come il 54% dei meneghini non fa alcun tipo di attività fisica.

Colpa della nostra cucina? Forse in parte, se è vero che per un milanese su due (49%) il cibo è infatti una vera e propria gioia, un'autentica soddisfazione, per spirito e palato, a cui è difficile rinunciare.

Ma quando diventa sempre più difficile allacciare i pantaloni, quali sono i rimedi che nella città di Manzoni considerano più efficaci?

Purtroppo un milanese su tre (36%) punta a perdere peso con pericolose diete "fai-da-te". Un comportamento che rischia di sottoporre il fisico ad autentiche torture, a volte con lunghi periodi di digiuno e spesso con gravi conseguenze per la salute.

Il 15%, invece, punta saggiamente a buttar giù la pancia facendo, o ripromettendosi di fare, maggiore attività fisica. Il 36% pensa di affidarsi ad un dietologo o ad un nutrizionista, mentre il 12% si affida a diete trovate su libri e riviste piuttosto che lette su qualche sito internet.

Se i milanesi sono fondamentalmente concordi nel vedersi appesantiti, più frammentate sono le opinioni riguardo al reale problema dell'obesità.

L'8% pensa sia dovuta a questioni psicologiche, il 15% lega il fenomeno ad una alimentazione sbagliata così come un altro 15% alla pigrizia degli interessati ma il 34% degli intervistati vede nell'obesità un problema legato all'opulenza delle società più ricche, un suo sintomo. Il 28% dei milanesi infine la considera un grave problema sociale, che comporta ingenti spese da parte delle istituzioni, che dovrebbero applicare maggiori misure per educare le persone.

I benefici di una corretta alimentazione, abbinata ad una sana attività fisica, sono ormai conosciuti da tutti. Non si può nascondere che l'obesità abbia un impatto enorme sui costi sociali che il nostro Paese deve sostenere. Parliamo di una cifra che supera ogni anno gli 8 miliardi di euro pari al 6,7% della spesa sanitaria nazionale3 e che diventa sempre più complicato sostenere. L'indagine dell'Osservatorio UniSalute rileva una presa di coscienza degli italiani - e dei milanesi in particolare - anche rispetto a questo aspetto e può essere letto come un auspicio ad una ulteriore maggiore attenzione nei riguardi dell'obesità per prevenire questa patologia.

1 Indagine CAWI condotta dall'istituto di ricerca Nextplora ad inizio febbraio 2013 su di un campione rappresentativo della popolazione italiana per quote d'età (over 30), sesso ed area geografica.

2 L'Osservatorio Sanità di UniSalute, avviato nel 2002 con l'obiettivo di monitorare il mondo della sanità integrativa, si occupa oggi anche della percezione degli italiani su temi quali prevenzione, fiducia, competenza, conoscenza dei servizi sanitari pubblici e privati, oltre che sul ruolo del welfare sanitario in azienda.

3 Dati emersi dal dibattito 'L'obesità': strategia e interventi', promosso dall'Associazione Parlamentare per la tutela e la promozione del diritto alla prevenzione e dall'Università degli Studi di Roma Tor Vergata (2010)

UniSalute è la prima Compagnia in Italia ad occuparsi esclusivamente di assicurazione sanitaria in modo unico ed innovativo attraverso il lavoro di 560 persone, tra cui 45 medici presenti in azienda e un network qualificato di strutture sanitarie convenzionate direttamente presso le quali gli assicurati possono usufruire di prestazioni sanitarie di qualità con ridotti tempi di attesa e con il pagamento della prestazione da parte della Società.

Ogni cliente UniSalute ha dietro di sé la forza di 4,3 milioni di assicurati e di una "centrale di acquisto" che garantisce un controllo qualificato e costante della qualità: 9 clienti su 10 consigliano la struttura in cui hanno effettuato le cure. La rete di strutture sanitarie convenzionate è diffusa capillarmente su tutto il territorio nazionale e comprende ospedali, case di cura, poliambulatori, centri diagnostici e fisioterapici, studi odontoiatrici e di psicoterapia.

Fondata dal Gruppo Unipol nel 1995, UniSalute ha il primato nazionale nella gestione dei Fondi Nazionali di categoria, delle Casse Professionali e delle Casse aziendali.

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