La schiscetta da smart working che uccide la pausa pranzo

Bar e ristoranti alle prese con la città vuota: per molti si tocca il -70% di fatturato rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. I dipendenti rimangono in cassa integrazione. E molti potranno resistere solo qualche mese. "Così muore un pezzo di città", dicono i proprietari. Ma il Comune non sta a guardare. Tajani (Commercio): "Sta a noi esaltare i vantaggi e limitare gli effetti negativi del lavoro a distanza"

Foto Giampaolo Mannu/MilanoToday

Smart working, lavoro da remoto, agile, da casa. Quante volte abbiamo sentito questi termini in questi ultimi (e difficili) mesi? Con l'inizio dell'emergenza coronavirus questa modalità, che prima riguardava solo alcuni 'happy few' è diventata la consuetudine per moltissimi lavoratori di Milano e hinterland. C'è chi la osanna sottolineando le conseguenze innegabilmente positive che ha avuto sulla vita dei cittadini - mettendo a loro disposizione più 'tempo di qualità' e risparmiandogli di fare avanti e indietro tra centro e periferie. Ma c'è anche chi la contesta, evidenziando tra le altre cose gli effetti deleteri che ha avuto su non pochi esercizi commerciali, costretti (non sempre riuscendoci) a reinventarsi, concentrandosi sulle fasce orarie serali e, dove possibile, espandendosi all'esterno con sedie e tavolini. E tutta la Penisola è "paese": a Roma la situazione non è diversa.

I ristoratori milanesi: "-70% di fatturato, così moriamo lentamente". Video

Da una parte molti dipendenti e datori si professano più che soddisfatti dello smartworking (e vorrebbero non rimanesse una soluzione emergenziale), mettendo in luce anche come permetterebbe anche di aumentare la produttività. Dall'altra non sono pochi i suoi detrattori e non si tratto solo di esercenti che hanno visto le proprie attività in crisi. Tra le fila dei critici si è schierato anche il sindaco Beppe Sala (allineandosi paradossalmente con Forza Italia che aveva chiesto il rientro dei dipendenti comunali con una mozione poi bocciata) che ha tuonato più volte contro il lavoro da casa, redarguendo i cittadini sul fatto che non potrà diventare un'abitudine perché altrimenti bisognerebbe ripensare le città (fatto che forse non sarebbe poi così negativo), affermando la necessità di presidiare la scrivania contro possibili licenziamenti (quasi che il solo modo di rendersi indispensabili fosse quello di essere fisicamente in ufficio), nonché, con una frase un po' infelice e paternalistica, dicendo che era l'ora di tornare a lavorare (come se lo smartworking non fosse lavoro).

Al di là delle opinioni contrastanti sul lavoro da remoto (che in molti casi sembra incontrare una resistenza dettata da un panico quasi luddista), è innegabile che tutto l'universo di bar, ristoranti e tabacchi che ruotava attorno a pause pranzo e consumazioni dei dipendenti ha visto ridurre drasticamente le proprie entrate. Molti, a mezzogiorno, viaggiano al -70% di fatturato. Su questo enorme problema MilanoToday ha interpellato Cristina Tajani, assessore alle Politiche del lavoro, Attività produttive, Commercio e Risorse umane del Comune di Milano e Carlo Squeri, segretario di Associazione pubblici esercizi Confcommercio Milano. Ecco le loro considerazioni.

"Effetto smartworking? Meglio parlare di effetto Covid"

"Parlare di quale sia stato l’effetto dello smartworking sulle attività di somministrazione credo sia fuorviante - afferma l'assessore Tajani - meglio parlare di quali siano state le conseguenze dell’emergenza Covid su tali attività e sull’economia della città. Ritengo che non sia il nuovo modo di lavorare in maniera 'smart' ad aver creato problemi ma il distanziamento sociale e il rispetto di tutte le regole a salvaguardia della salute di tutti noi ad aver modificato il nostro modo di vivere e rapportarci con gli spazi di bar, ristoranti, negozi".

"Certamente il venir meno del lavoro 'in presenza' di molti  impiegati e lavoratori - continua Tajani -  rende queste attività più fragili con incassi a volte diminuiti anche del 60-80%, secondo i dati diffusi da Confcommercio. Ritengo che gli effetti del distanziamento sociale siano maggiormente evidenti in tutte quelle zone a forte vocazione terziaria come il nuovo centro direzionale di City Life o le tante vie del centro e non solo. Tutta la città ha vissuto e sta vivendo gli effetti nefasti di questa pandemia ma sono convinta che la città e i milanesi sapranno reagire, come in parte stanno già facendo, iniziando a riappropriarsi lentamente delle proprie abitudini come un caffè al bar o un pranzo con i colleghi. Come tutti i processi di trasformazione guidati dalla tecnologia, anche lo smartworking può avere esiti ambivalenti sulla vita delle persone e delle comunità. Sta a noi lavorare per esaltarne i vantaggi e limitarne gli effetti negativi".

Anche per Carlo Squeri, segretario Associazione pubblici esercizi Confcommercio Milano, a mettere in difficoltà gli esercizi commerciali non è solo lo smartworking: "Le attività del centro stanno facendo il 15% del fatturato rispetto a un anno fa. Questo non è chiaramente imputabile del tutto al lavoro agile, ma in parte sì. Ad avere un effetto particolarmente negativo è anche l'assenza di turisti sia 'leasure' che 'business'. Non essendoci fiere o incontri di lavoro, manca tutta quella fetta di clientela che normalmente si sposta su Milano durante l'anno".

"Parlando quotidianamente con i pubblici esercizi - dice Squeri - sappiamo che per le attività che vivono fondamentalmente di giorno e normalmente incassano con colazioni e pranzi il quadro è molto negativo. Questo per una serie di situazioni, tra le quali pesa, in parte, anche lo smartworking. Per alcuni esercizi le perdite sono ingenti".

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Ad essere più colpite per l'assenza di lavoratori, sono le attività di zona particolarmente ricche di uffici, dal centro a City Life passando per tutto il distretto di via Pisani, dove si concentrano tanti studi professionali. Ma in generale i dipendenti rappresentano una parte importante della clientela un po' per tutti i bar  e i ristoranti milanesi che concentrano la propria attività durante il giorno.

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