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L'indagine

Così funzionava la truffa degli sms

L'inchiesta condotta dalla procura di Milano: 33 indagati e 40 milioni di euro sequestrati. Stimato un profitto indebito di almeno 100 milioni: gli utenti pagavano fino a 5 euro a settimana

La Procura di Milano ha chiuso le indagini sulla truffa da 99 milioni di euro nei confronti di migliaia di clienti delle più importanti compagnie telefoniche, come WindTre (non indagata), che si sono visti prelevare importi per servizi a pagamento come giochi, suonerie o oroscopo, senza aver dato il consenso.

L'avviso di conclusione indagini firmato dal pm Francesco Cajani e dall'aggiunto Eugenio Fisco è in via di notifica e riguarda 33 persone, anche ex dirigenti delle società telefoniche, accusate a vario titolo di frode informatica con furto e conseguente indebito utilizzo dell'identità digitale e tentata estorsione contrattuale.

Secondo gli inquirenti, venivano attivati servizi a sovrapprezzo (denominati in gergo "servizi Vas") perfino su sim card strumentali, come quelle che si usano per la domotica casalinga o per gestire ascensori o caldaie. Giochi, news a pagamento, oroscopo giornaliero e altri servizi del genere che, ovviamente, non servono per la sim card con cui si programma l'accensione del riscaldamento domestico. E, soprattutto, servizi non richiesti in alcun modo dall'utente finale. Che, però, si trovava a pagare anche 5 euro a settimana.

L'inchiesta risale al periodo tra il 2017 e il 2020. L'indagine è stata piuttosto complessa per ricostruire gli schemi societari attraverso cui venivano nascosti i profitti, ma anche per risalire al volume effettivo delle attivazioni non richieste di questi servizi "premium". A 7 indagati viene contestato anche il reato di tentata estorsione nei contratti: l'ipotesi della procura è che la compagnia telefonica avesse fatto pressione su una società fornitrice di questi servizi a sovrapprezzo per pubblicizzarli solo attraverso le agenzie che garantivano i maggiori ricavi alla compagnia telefonica stessa.

30-40mila attivazioni al giorno

Tutto è partito dalla denuncia presentata da una delle società attive in questo mercato. Gli investigatori hanno individuato ben 26 società fornitrici di servizi a sovrapprezzo a cui sono contestate quasi il 70 per cento delle attivazioni complessive di servizi nel periodo di riferimento. Netta l'impressione che il mercato di questi servizi fosse "dominato" da attivazioni non desiderate dagli utenti: a luglio 2020, quando la notizia dell'indagine è stata resa pubblica, queste attivazioni si sono quasi azzerate, mentre nel mese di aprile dello stesso anno viaggiavano su una media di 30-40mila al giorno.

Secondo gli investigatori, è di quasi 100 milioni di euro il profitto complessivo da considerarsi illecito. I sequestri ammontano in tutto a 40 milioni di euro: 19 milioni agli indagati, anche su conti esteri, e 21 milioni all'operatore telefonico, considerati parte del ricavo per così dire 'tossico' di cui ha beneficiato la compagnia telefonica.

Fenomeno scomparso

Nel frattempo il fenomeno è totalmente scomparso. Nel mese di gennaio del 2021, l'Agcom (Autorità per le garanzie nelle comunicazioni) è intervenuta sul settore dei servizi a sovrapprezzo regolandoli in modo diverso, imponendo un blocco di default per le nuove sim (sbloccabile soltanto dall'utente) e imponendo la prova del consenso per quelli già in essere. L'Agcom era intervenuta proprio su segnalazione della procura di Milano, perché appariva chiaro agli investigatori che alcune delle società fornitrici di servizi operassero sul mercato anche come altri soggetti della filiera, per esempio come hub editoriali. E questo appariva in violazione alle norme della stessa Agcom.

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