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Venerdì, 3 Febbraio 2023
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Milano "vale" il 13% dell'export della Russia. Esportiamo anche pasticceria fresca

I dati di export e turismo Milano-Russia nel dettaglio. Federmoda e Ascobaires tuonano contro le sanzioni "alla" Russia, invece di prendersela con quelle "della" Russia

L'interscambio commerciale tra Lombardia e Russia vale circa cinque miliardi di euro, che si suddividono in 2 miliardi di import (sui 16 italiani) e 3 miliardi di export (sui 9,5 italiani). Lo comunica la camera di commercio di Milano. Milano è la prima provincia lombarda per l'export (vale 1,2 miliardi) e da sola copre il 13% di export verso la Russia; è la seconda in Lombardia dopo Pavia per l'import (vale 320 milioni). I dati sono riferiti al 2014 e provengono dall'Istat.

I prodotti più esportati in Russia dalla provincia di Milano nel 2014 sono stati quelli legati alla refrigerazione e al condizionamento dell'aria: +235,5% la variazione rispetto al 2013, con un valore di export di ben 165 milioni. L'abbigliamento in serie o di sartoria scende alla seconda posizione, con una perdita annuale del 16%, da 97 milioni a 81 milioni di euro. Terza voce i medicinali (72 milioni) che crescono del 30%. Scendono le calzature (-17%), le macchine utensili per lavorare i metalli (-56%), le macchine per l'industria della carta (-53%), ma salgono gli apparecchi per studi medici e odontoiatrici (+149%), gli alimenti per animali (+67%), i prodotti chimici industriali (+82%), le macchine per cave e cantieri (+83%). E cresce anche l'abbigliamento sportivo (+25%), così come la pasticceria fresca (+11%).

I turisti russi sono più che raddoppiati in cinque anni. In Italia ne arrivano circa un milione all'anno, con una spesa di un miliardo e 300 milioni. A Milano la spesa dei turisti russi supera i 100 milioni all'anno. Nel 2013 i turisti russi a Milano sono stati quasi 572 mila, secondo i dati del comune, che non ha ancora reso disponibili quelli del 2014. Nel 2008 i russi erano stati 265 mila. 

Proprio sul turismo e sull'export, però, si è scatenata una violenta polemica da parte di Federazione Moda Italiana, secondo cui a causa della crisi ucraina del 2014 la Russia è scesa sotto le prime dieci destinazioni dell'export. Le esportazioni in Russia (dati Istat) nel 2014 valgono il 2,4% di quelle totali. Sono effettivamente scese rispetto all'anno prima. Certo, sono altresì notevolmente aumentate le esportazioni verso altri Paesi, come India, Usa o Regno Unito. L'export italiano verso Usa e Regno Unito pesava comunque più di quello russo già nel 2013. Tuttavia questi dati non bastano, se Aice (Associazione italiana commercio estero) rileva che "rinunciare all'apporto derivante dall'export verso un cliente importante come il mercato russo costituisce anche un freno alla ripresa". Per completezza, poi, l'export italiano verso la Russia valeva in totale 9 miliardi e 300 milioni nel 2011 e 9 miliardi e 500 milioni nel 2014, dopo essere cresciuto nel 2012 e 2013. Siamo quindi tornati ai livelli del 2011 e le sanzioni che hanno provocato questo calo sono quelle russe all'Italia, non viceversa.

Sul turismo, in particolare, il calo negli acquisti sarebbe del 54% (per volumi) nei primi tre mesi del 2015 rispetto allo stesso periodo del 2014. Il dato è di Global Blue sulle transazioni tax free. Anche questo effetto, come quello dell'export, è attribuito alle sanzioni alla Russia, sebbene la stessa Aice rilevi un simile andamento per lo shopping dei turisti ucraini (-42%), che certo non subiscono sanzioni dall'Italia. 

Focalizzandoci su Milano, le vendite sono in realtà in calo per tutte le nazionalità (-7%) e riguardano le principali vie dello shopping eccetto via Montenapoleone (che registra un +7%), ma soprattutto riguardano il comparto moda, abbigliamento e pelletteria, mentre sono in aumento le vendite di gioielli e orologi.

Dati contrastanti e da verificare, ma sufficienti invece a Renato Borghi (presidente di Federmoda Italia) per attaccare pesantemente la politica delle sanzioni alla Russia, che "determinano sicuramente un disastro per lo shopping in Italia e per l'export", anche se va rilevato che a bloccare l'export sono semmai le contro-sanzioni russe, che, più che dall'Italia, dipendono dal Cremlino. Borghi suggerisce poi, piuttosto, di "recuperare una collaborazione internazionale con la Russia" per "risolvere le questioni del Mediterraneo e della Siria".

E il presidente di Ascobaires Gabriel Meghnagi è d'accordo: "I russi sono spariti", affermano dall'associazione che riunisce una parte dei commercianti di corso Buenos Aires. "Da soli erano circa un quinto degli incassi, e secondo me il calo del 50% è persino ottimistico". E ancora: "Qui il problema sono le sanzioni che abbiamo imposto e che noi italiani non potevamo permetterci", anche se poi ammette che - almeno in parte - i turisti russi sono stati "sostituiti da quelli cinesi e altri asiatici". 

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