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“Electric Chapel: the spiritual in art”: dal 18 settembre all'8 novembre mostra di Michael Bevilacqua alla galleria the Flat

Con "Electric Chapel: the Spiritual in Art” Michael Bevilacqua si riafferma come raffinato colorista: l’associazione imprevedibile di colori e tonalità torna a caratterizzare questo ciclo a cui aggiunge la sensualità tattile del velluto delle superfici spolverate con pittura spray.

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di MilanoToday

Michael Bevilacqua inaugura il suo 4° show alla galleria the Flat - Massimo Carasi con un nuovo turbinoso giro di barra, l'ennesimo ciclo pittorico.
L'artista ha abituato il pubblico e i suoi estimatori a costanti cambi di direzione: chiude un ciclo per andare oltre, in una costante ricerca e sintesi del sentire contemporaneo, quindi, dopo alcuni anni di sperimentazione, è la pittura spray che domina la sua più recente produzione, con il dichiarato intento di portare il mezzo oltre l'idea dei graffiti.

La cifra costante rimane l'inesauribile produzione di temi e associazioni. Il mish/mash di alta e bassa cultura nelle tele di Bevilacqua diviene ancora una volta la forza guida che intercala logos, frasi di canzoni e citazioni colte.
Con "Electric Chapel: the Spiritual in Art" approda ora al tema del sacro in arte, grazie a una collisione intenzionale tra l'opera di Mark Rothko e le parole e la musica pop di Lana Del Rey, affascinato dal modo in cui la cantante utilizza riferimenti bibliografici mescolandoli a citazioni da Walt Whitman.

Bevilacqua si riafferma come raffinato colorista: l'associazione imprevedibile di colori e tonalità torna a caratterizzare questo ciclo a cui aggiunge la sensualità tattile del velluto delle superfici spolverate con pittura spray. Le campiture di colore si presentano talvolta come lo sfondo su cui sono adagiati testi e parole, in altre è la cancellazione stessa delle frasi che genera sovrapposizioni di porzioni di colore, ricreando in entrambi i casi evidenti rimandi stilistici alle opere di Rothko: il risultato è un'interessante tensione tra linguaggio e astrazione.

In mostra alcune tele presentano composizioni in cui si contrappongono esclusivamente l'oro e il nero. L'oro rappresenta la bellezza naturale del metallo mentre il nero corrisponde al buio che troviamo nella maggior parte delle chiese: un buio atmosferico più che metaforico.

Bevilacqua afferma: " viviamo in un mondo in cui siamo costantemente assaliti da immagini e come recitano i Kraftwerk, viviamo in un computer, esiste comunque un rinascimento delle arti che ci sta portando verso la "spiritualità nell'arte". Le nostre case sono diventati i nostri santuari e i nostri ritiri.

Michael Bevilacqua (1966 USA) vive e lavora a New York City

Le sue opere si trovano nelle collezioni permanenti di:

Dallas Museum of art Dallas Texas
The Whitney Museum of Art NYC
Deste Foundation Athens Greece
Louisianna museum Humlebeak Denmark Copenhagen
Astrup Fearnley Museum Oslo Norway
San Francisco museum of art San Francisco CA
Neuberger Bermann NYC
St Louis Museum of art. St. Louis Missouri
Tel Aviv Museum of art. Tel aviv Israel
Orange County Museum of art CA
Mitsuni Collection Tokyo Japan

Michael Bevilacqua "Electric Chapel: the Spiritual in Art"
testo critico di Christian Caliandro

18 settembre - 8 novembre 2014

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