Al teatro Menotti di Milano lo spettacolo contro la mafia "il mio nome è caino"

Il tour italiano dello spettacolo “Il mio nome è Caino" arriva dal 14 al 19 gennaio al Teatro Menotti di Milano. Ispirato all'omonimo romanzo di Claudio Fava edito da Dalai Editore nel 1997 e da Baldini e Castoldi nel 2014, era già stato prodotto da Nutrimenti Terrestri nel 2002, con un diverso cast e la regia del noto attore Ninni Bruschetta.
In questo suo nuovo adattamento, con la presenza sul palco della pianista, compositrice e direttore d'orchestra Cettina Donato che ne firma le musiche e gli arrangiamenti, Bruschetta veste i panni del protagonista, con la regia di Laura Giacobbe.
"Il mio nome è Caino" è specchio dinamico e lucido dell'essere e del fare mafioso e si intreccia alle musiche di Cettina Donato: due brani editi insieme a composizioni inedite scritte per sostenere il racconto di Caino. Frutto di uno studio condiviso con Ninni Bruschetta, la colonna sonora dello spettacolo è eco della freddezza quanto dell'umanità del personaggio, sostenendo le modulazioni emotive con contaminazioni classiche, popolari e jazz. La collaborazione artistica tra Bruschetta e Donato è partita nel marzo 2017 ed ha registrato molti consensi di pubblico e critica, da "I Siciliani di Antonio Caldarella" a "Il giuramento" di Claudio Fava.

Le prevendite per i sei spettacoli al Teatro Menotti di Milano sono già disponibili al link https://bit.ly/CAINOteatromenottimilano. Il lungo tour, che ha preso avvio a marzo 2019 da Messina, continuerà nei teatri e nei festival di tutta Italia fino a marzo 2020.
Ninni Bruschetta su "Il mio nome è Caino": In poco più di dieci anni ho messo in scena quattro titoli di Claudio Fava, in qualità di regista. Tutti testi di impegno civile, narrazioni di fatti o avvenimenti realmente accaduti o interpretati secondo una logica di verità. Poi ho deciso di portare in scena Il mio nome è Caino interpretandolo in prima persona perché in questo racconto di fantasia e realtà, mirabilmente mischiate, credo che si esprima in tutta la sua forza la poetica dello scrittore, ma anche del testimone. Un testimone diretto e anche vittima della furibonda guerra di mafia siciliana, che in questo testo mette a frutto questa testimonianza per saltare al di là della staccionata e proiettarsi nella mente di un killer. E se prima ne interpreta il maleficio e la follia, poi riesce a riconoscere in lui anche una normalità, una formazione, una cultura e persino un mestiere. Usa la sua contorta morale per avvicinarci al pensiero del male che, in ogni caso, non figura così distante da noi. Affrontare questo testo da attore mi è sembrato necessario proprio perché esso richiede all’interprete la più rigorosa “sospensione del giudizio” per poterne restituire la crudeltà, la freddezza e persino l’ironia. E ancora di più perché questo personaggio ha una sua normale, direi naturale umanità, la sua mente viziata ha una folle ma sorprendente sensibilità e mostra il lato più debole del male, finendo di fatto per decretarne la sconfitta.

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