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Candida Ferrari - Segrete trasparenze

Almach Art Gallery presenta una mostra personale di Candida Ferrari.Esposte una quindicina di opere realizzate dall’artista negli ultimi venti anni, espressione di una ricerca sui materiali e sulla luce. La luce insieme ai materiali, acetati e plexiglass, strati di fogli cangianti, fatti d’oro e d’argento, ma anche combinazioni di pvc, gomma, rame, bitume, spesso attraversati da “brani” di colore, sovrapposti così da creare effetti visivi inaspettati, sono il fondamento, nella loro assoluta unicità, di ogni quadro, ogni installazione, ogni libro d’artista. (Stefania Provinciali)Candida Ferrari ha sempre vissuto nel futuro, realizzando dipinti ed utilizzando materiali che oggi sono considerati all’avanguardia, ma che lei elabora fin dai suoi esordi. Si parla spesso, e giustamente, di trasparenze delle plastiche, dei plexiglass e dei fogli di acetato. I suoi lavori vanno però visti con palato fine, percependo anche le ombre che si creano dalle sovrapposizioni e dalle pieghe, ma soprattutto assaporando i quasi invisibili segni che si creano sulla superficie, sapientemente dipinta ed elaborata. Ecco che allora si sviluppano una miriade di colori in un arcobaleno cangiante in base all’angolo dello sguardo.(Luca Temolo Dall'Igna)La storia di Candida Ferrari è racchiusa nella pericolosa relazione tra luce, materia-colore, spazio e segno: un percorso testimoniato da opere e mostre come “Struttura e Psicologia della gestalt in Candida Ferrari” a cura di Arturo Carlo Quintavalle; “Trasparenze” 1985, Palazzo dei Diamanti (Ferrara) a cura di Franco Farina e Roberto Tassi; come a Sant’Ilario (Reggio Emilia) ‘87 a cura di Claudio Cerritelli; “In-out” ‘91 a Parma (galleria Mazzocchi) a cura di Luciano Caramel; “Immaginaria 92” (2° premio) a Palazzo Durini a cura di Achille Bonito Oliva e Daniela Palazzoli; a Milano (1993) a cura di Walter Guadagnini; e come Il Monumento ai caduti per il comune di Vianino, Parma, Roma e New York a Ginevra; e successivamente in “Stati del Bianco a Roma e a Taormina”; a Milano nella Galleria Maria Cilena; a Roma in “Accordi di luce”, a cura di Vittoria Biasi, presso lo Stadio di Domiziano; poi Londra, Osaka e Hong Kong, Salò, Mantova, Firenze, Roma, Milano, a Parma nella Galleria San Ludovico, a cura di Giorgio Bonomi.

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di MilanoToday

Candida Ferrari “Segrete trasparenze” 6 maggio – 6 giugno 2021 a cura di Stefania Provinciali e Luca Temolo Dall’Igna Inaugurazione: giovedì 6 maggio, dalle 16 alle 20 Anteprima per la stampa: ore 10 Almach Art Gallery presenta una mostra personale di Candida Ferrari. Esposte una quindicina di opere realizzate dall’artista negli ultimi venti anni, espressione di una ricerca sui materiali e sulla luce. La luce insieme ai materiali, acetati e plexiglass, strati di fogli cangianti, fatti d’oro e d’argento, ma anche combinazioni di pvc, gomma, rame, bitume, spesso attraversati da “brani” di colore, sovrapposti così da creare effetti visivi inaspettati, sono il fondamento, nella loro assoluta unicità, di ogni quadro, ogni installazione, ogni libro d’artista. Opere tutte che sono espressione di un progetto volto ad affermare l’adesione totale ai materiali del nostro tempo, attraverso il materiale per eccellenza, la plastica, secondo un’esigenza personale e se vogliamo civile: “tutti la odiamo, ma non siamo capaci di farne a meno nell’uso quotidiano” dice l’artista. Perchè allora non rendergli una identità che può farne un bene comune? La ricerca è estremamente rigorosa, aperta ad un fare manuale che va oltre la consistenza della materia per aprirsi al gioco della libera interpretazione, alla piacevolezza del guardare e cercare dentro le pieghe della composizione, un colore, forse, certamente la luce che cambia, modifica la percezione, come la spada che mentre trafigge, anche solo idealmente, entra nelle pieghe dell’essere, dell’opera, e ne estrae la bellezza, il significato. Così se, come appare inevitabile, torna alla mente la lezione di Milan Kundera ne ’L’insostenibile leggerezza dell’essere’, secondo la quale - seguendo le parole di Calvino - ’nella vita tutto quello che scegliamo e apprezziamo come leggero non tarda a rivelare il proprio peso insostenibile’ il lavoro dell’artista si offre nella sua impresa finale, fatta di contenuti, di rimandi, di emozioni, di sensazioni, oltre che di qualificati interventi tecnico-estetici (Stefania Provinciali). La mostra è accompagnata da catalogo (Almach editore). (segue) E’ per me come sempre complesso presentare un artista, perché non è la sua biografia che mi interessa, non sono i suoi studi e le sue frequentazioni artistiche che mi colpiscono e nemmeno il suo curriculum fatto di mostre in gallerie e nei musei mi impressiona, ma è tutto questo messo insieme che è importante, perché è ciò che forma la Persona, che è molto di più della somma delle singole parti. Ho conosciuto Candida Ferrari, grazie ad una cara amica comune, durante la ri-presentazione di una mostra avvenuta anni addietro e fin da subito, come mi succede quando devo collocare un’opera d’arte tra le altre di un allestimento, ho percepito sintonia di pensiero ed immediatamente ho collocato una sua mostra tra quelle che avrei desiderato fare. Ed eccoci qui finalmente, a poter presentare i suoi lavori, ma soprattutto quello che questi ci raccontano di Candida Ferrari come Persona-Artista, entità di significati particolari e spesso difficili da definire, ma che proprio per questo affascina coloro che ne osservano le opere. Un entusiasmo irresistibile emana dai suoi occhi quando si parla d’arte; un’energia che solo un torrente in piena riesce a trasportare e dal quale lasciarsi travolgere è un continuo piacere, che ci ricarica e ci stimola verso nuove scoperte, verso il futuro. Candida Ferrari ha sempre vissuto nel futuro, realizzando dipinti ed utilizzando materiali che oggi sono considerati all’avanguardia, ma che lei elabora fin dai suoi esordi. Si parla spesso, e giustamente, di trasparenze delle plastiche, dei plexiglass e dei fogli di acetato. I suoi lavori vanno però visti con palato fine, percependo anche le ombre che si creano dalle sovrapposizioni e dalle pieghe, ma soprattutto assaporando i quasi invisibili segni che si creano sulla superficie, sapientemente dipinta ed elaborata. Ecco che allora si sviluppano una miriade di colori in un arcobaleno cangiante in base all’angolo dello sguardo. Lo spettatore diviene quindi protagonista, coi suoi movimenti, con la sua capacità percettiva e con i suoi pensieri, che gli permettono di “vedere” la vera energia che queste opere trasmettono. Ecco cos’è Candida Ferrari: è tutto questo, è l’Arte. Per l’Arte in Almach Art Gallery siamo felici di impegnarci nella ricerca continua verso una proposta culturale che sia di stimolo per tutti. La mostra è un evento che Almach Art Gallery promuove anche attraverso ZONAROSSA.ART ZONAROSSA.ART nasce dall'esigenza espressa da più parti di sostenere le attività culturali trasformando le difficoltà del particolare momento in energie positive e propositive. “In Almach Art crediamo che, oggi più che mai, l’arte debba recuperare il suo ruolo di stimolo e contribuire al benessere e allo “sviluppo dell’essere umano”. Luca Temolo Dall’Igna (direttore di Almach Art Gallery) Per la sicurezza di tutti l'accesso potrà essere limitato in base al numero di persone, nel rispetto dei distanziamenti e delle normative in atto. Non è necessaria la prenotazione. CANDIDA FERRARI Nata a Parma, Candida Ferrari, fin dagli anni della sua formazione accademica, instaura un profondo rapporto con Milano. Allieva di Guido Ballo si avvicina all’opera di Atanasio Soldati sul quale svolge la tesi. Negli anni ‘70 aderisce ai movimenti di arte concettuale e cinetica dell’area milanese, proponendo il suo pensiero nel panorama culturale di Parma, città molto viva in quegli anni fra teatri di ricerca e gallerie attente ai nuovi passaggi artistici. Inizia poi la sua ricerca sulle materie plastiche, sopratutto il plexiglas trasparente, proseguita nel tempo, uscendo inoltre dagli ambienti interni per inserirsi con istallazioni di luce negli spazi urbani e nel paesaggio. Nel 1983 Candida Ferrari propone gestualità essenziali nel calco invisibile del plexiglas, evidenziati dal curatore Roberto Tassi, come scelte senza ritorno propositive di una riorganizzazione del percorso svolto. Gianni Cavazzini attento osservatore al lavoro dell’artista, scandisce per fasi creative la relazione tra il linguaggio scenico e il limite del supporto e in tal senso Candida Ferrari porta la ricerca scenico-cromatica nei confini del bianco e della sua luce. Estraniata dalla tela e proiettata in ambienti urbani caratterizzati storicamente, come lo stadio di Domiziano a Roma e la Chiesa della Steccata a Parma, la luce d’arte di Candida Ferrari è la possibilità per cogliere l’oltre o l’invisibile del luogo attraverso l’immaterialità del media. Questa luce sorge dall’estensione del bianco in un percorso verso la centralità del pensiero. Da quest’ultima configurazione creativa l’artista elabora il passaggio pittorico verso un’affermazione di presenza nelle differenti condizioni luministiche. La storia di Candida Ferrari è racchiusa nella pericolosa relazione tra luce, materia-colore, spazio e segno: un percorso testimoniato da opere e mostre come “Struttura e Psicologia della gestalt in Candida Ferrari” a cura di Arturo Carlo Quintavalle; “Trasparenze” 1985, Palazzo dei Diamanti (Ferrara) a cura di Franco Farina e Roberto Tassi; come a Sant’Ilario (Reggio Emilia) ‘87 a cura di Claudio Cerritelli; “In-out” ‘91 a Parma (galleria Mazzocchi) a cura di Luciano Caramel; “Immaginaria 92” (2° premio) a Palazzo Durini a cura di Achille Bonito Oliva e Daniela Palazzoli; a Milano (1993) a cura di Walter Guadagnini; e come Il Monumento ai caduti per il comune di Vianino, Parma, Roma e New York a Ginevra; e successivamente in “Stati del Bianco a Roma e a Taormina”; a Milano nella Galleria Maria Cilena; a Roma in “Accordi di luce”, a cura di Vittoria Biasi, presso lo Stadio di Domiziano; poi Londra, Osaka e Hong Kong, Salò, Mantova, Firenze, Roma, Milano, a Parma nella Galleria San Ludovico, a cura di Giorgio Bonomi. Le ultime opere sono connotate dall’uso del bitume, materia seducente per la disponibilità a catturare la luce che restituisce nell’oscurità come bagliori di un firmamento. L’arte dell’effimero lascia il posto alla matericità sottolineata dal segno minimo che è una sorta di esercizio estremo delle trasformazioni o forse del capovolgimento ideologico degli elementi in gioco.

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