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La recensione

La carica dei 70mila metallari per il concerto dei Metallica (che omaggiano i Prozac+)

Due ore di thrash metal e una cover dei Prozac+: il concerto a La Maura, Milano

Partecipare a un concerto dei Metallica è un rito collettivo, una messa laica. Sul palco non ci sono sacerdoti o chierichetti, non c’è un altare. Nulla di tutto ciò. Ci sono quattro sessantenni che suonano thrash metal. Anzi, puro thrash metal. “Siamo tutti qui per la grande famiglia dei Metallica, una famiglia che non potrete mai lasciare”, ha detto James Hetfield sul palco guardando una folla di 70mila persone (secondo gli organizzatori quella di mercoledì 29 maggio è stata la data italiana più partecipata di sempre). Il frontman californiano ha poi domandato al pubblico chi era al suo primo live dei Metallica e chi, invece, aveva già assistito a un loro show. Fortunatamente posso dire di far parte di questa seconda categoria.

Quando ho visto il mio primo concerto dei Metallica avevo 18 anni (da poche settimane), una marea di capelli in testa e una manciata di euro in tasca. Ieri sera, quando li ho rivisti per la seconda volta, avevo quasi il doppio dell’età e la metà dei capelli. L’unica costante sono rimasti i soldi, ma d’altronde: “Mila franc e paura, mai avui”, come diceva mio nonno Carletto.

Come scritto in apertura, il concerto dei Metallica è uno di quei maxi eventi musicali a cui bisogna partecipare almeno una volta nella vita. Anche se la scaletta comprende prevalentemente canzoni scritte trenta-quarant’anni fa, quando il sottoscritto non ascoltava neanche lo Zecchino d’Oro, in Europa esistevano due Germanie e in Italia si usava la lira. Nonostante le difficoltà che hanno affrontato durante il loro percorso, i Four Horsemen suonano duro come degli adolescenti, forse perché James, Lars e Kirk lavorano insieme da quando erano degli sbarbati (Robert é arrivato "solo" due decenni fa). Risultato? Poco meno di due ore di puro metal.

  • Concerto Metallica a Milano (foto I-Days)

Il viaggio alla ricerca del vero metallo è iniziato alle 21.05, dopo “It’s a Long Way to the Top (If You Wanna Rock 'n' Roll)” degli AC/DC e l’inno che apre i concerti dei Metallica da tempi immemori, also known as: “The Ecstasy of Gold” di Ennio Morricone. Tradizione e poesia. Poi 16 tracce. 15 pezzi originali, la maggior parte frutto del loro periodo d’oro (i loro primi cinque dischi dal 1982 al 1991). Non solo, Robert Trujillo e Kirk Hammett si sono cimentati anche in una cover italiana, "Acido/acida" dei Prozac+ (una delle fondatrici, Elisabetta Imelio, è morta a soli 44 anni poco tempo fa). Roba da non crederci.

Il live è iniziato con “Creeping Death”, poi è stata la volta di “For Whom the Bell Tolls” e “Holier Than Thou”. Piccola pausa e successivamente i king del thrash metal hanno fatto un’altra loro hit che ha più di 30 primavere alle spalle: “Enter Sandman”, seguita dalla nuovissima “72 Seasons” e da “Too Far Gone?”. Piccolo siparietto con i Prozac+ e poi la band è ripartita con “Welcome Home (Sanitarium)”, “Shadows Follow”, “Orion”, cui è seguito un saluto all’indimenticato bassista Cliff Burton, morto tragicamente durante la tournée del 1986. La scaletta è ripartita con “Nothing Else Matters”, “Sad but True” e “Lux Æterna”. Il gran finale, invece, è stato letteralmente da fuochi d’artificio (poi sparati): “Seek and Destroy”, “One” e “Master of Puppets”. Poi l’orologio segnava le 23:02. Due minuti oltre il limite. Luci accese. Ringraziamenti e applausi.

Concerto della madonna, per utilizzare un’espressione prettamente milanese. Bellissimo, se si vuole rispettare il galateo. Anche la macchina dei trasporti di Atm ha funzionato in maniera egregia (forse perché sono stato tra i primi a uscire e fiondarmi sulla metro). Unica nota negativa: i prezzi. Non si può pagare una birra media 10 euro.

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